Roma, 26 nov – Saranno anche (fake news) più vaccinati, ma allo stesso tempo i barconi che continuano incessantemente a partire dalle coste del mediterraneo in direzione Italia sono carichi di immigrati con intenzioni tutto tranne che buone. Tanto che si ripropone, di nuovo, il problema dei “reduci” dell’Isis pronti a sbarcare sulle nostre coste.

A riconoscere l’eventualità è niente meno che il ministro degli Interni Marco Minniti: “Se lo scorso anno qualcuno mi avesse chiesto se era possibile che una minaccia organizzata dell’Isis poteva utilizzare i flussi migratori per minacciare l’Europa, avrei risposto di no”, ha spiegato in un’audizione alla Camera. “Ma nel momento in cui si tratta di una fuga individuale, di una diaspora – ha aggiunto – il rischio che questi singoli soggetti possano unirsi per mimetizzarsi ai flussi migratori diventa un rischio reale“. Una diaspora alimentata dalla sconfitta del califfato, con migliaia di miliziani alla ricerca di una nuova destinazione dopo il termine delle operazioni militari fra Siria e Iraq.


L’attacco alla moschea egiziana di Bir Al-Abed, costata la vita a quasi 250 fedeli, potrebbe essere solo il primo segnale di un riposizionamento degli ex seguaci del sedicente stato islamico: “La sconfitta militare dell’Isis – ha poi sottolineato Minniti in un’intervista al quotidiano Il Mattino  – non è la sua fine ed in questo momento è ragionevole pensare che di fronte ad una sconfitta possa esserci l’intento di rispondere con un’azione terroristica per dimostrare che l’organizzazione è ancora esistente e capace di avere un’operatività”. Insomma, battuto l’Isis non si fermerà il terrorismo. Il quale potrebbe così prendere nuove strade: “Ognuno di loro (i foreign fighters, ndr) è alla ricerca di una via è naturale pensare che possano utilizzare i flussi migratori, la via libica e quella dei Balcani“.

Ma quanti sono questi ex combattenti potenzialmente di ritorno? “Tra venticinque, trentamila – spiega sempre Minniti – provenienti da cento paesi dal mondo. Quelli che non sono morti nelle campagne militari avranno l’obiettivo di tornare nei paesi di provenienza, sono in questo momento combattenti senza terra”.

Nicola Mattei

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  1. al di là del sostenere per ultimo quello che si è sempre ipotizzato con il pregevole avallo dei nostri Servizi, io mi permetterei di rimarcare che i temuti “foreign fighters” (a mio avviso degli autentici straccioni in grado solo di stuprare o torturare per devianza persoanale – vedi le “marocchinate” del CEF durante la 2GM) sono davvero l’ultimissimo dei problemi per il nostro Paese rispetto alla autentica macchina del degrado del crimine e della emarginazione che questo Governo ha voluto stoltamente importare negli ultimi 3-4 anni e che è già palesemente operativa.

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