DC-9 ITAVIA CADUTO AD USTICARoma, 27 dic – Dopo diversi anni senza novità di rilievo improvvisamente nell’affaire Ustica ci sono state due novità:

Il libro dell’Ing. Lilja (uno degli esperti del Collegio Misiti che concluse “bomba nella toilette”).

L’analisi dei dati radar di Ciampino fatta dagli Ing. Lecce e De Marco dell’Università Federico II di Napoli.

Sono stato consulente tecnico della compagia aerea Itavia partecipando all’inchiesta dal 1995 al 1999 (e precedentemente consulente di Franco Scottoni, cronista giudiziario di Repubblica e giornalista di punta sul caso Ustica, dal 1989 al 1994)

E quindi ho deciso di tornare a intervenire, in particolare su un aspetto che rimase un “tabù” nell’inchiesta nonostante avessi portato elementi di conoscenza importanti, l’operazione di guerra elettronica con cui l’incursore è entrato nel nostro spazio aereo mascherandosi ai radar ed ha compiuto la strage.

La domanda è:

Chi ha fornito all’incursore il sistema da guerra elettronica in grado di bucare il sistema difensivo nazionale e NATO?

Questa domanda già posta nel 1996 nell’ambito del supplemento di perizia radaristica causò reazioni scomposte ed esagerate, e soprattutto ingiustificate. Ma si poteva capire: ragion di Stato. Ma che ora a venti anni di distanza e alle mutate condizioni geopolitiche nell’area mediterranea non ha più ragione di esistere.

In questi venti anni ho potuto trovare elementi di riscontro che al tempo dell’inchiesta mancavano o furono mascherati dai “depistaggi”, ma che ora ci sono, sono oggettivi e ancora verificabili trattandosi delle registrazioni dei radar civili e militari.

E che aprono a una nuova domanda:

Chi era l’incursore, la traccia AJ450, che seppur presentandosi con una operazione di “Deception” (“inganno”: appunto la guerra elettronica), fu alla fine dalla Difesa Aerea identificato con codice 46 Friendly, come risulta proprio dai tabulati radar militari che diversi anni fa misi in rete a disposizione di tutti?

Chi era?

L’inchiesta e il processo finirono su binari sterili, l’opinione pubblica per anni e anni è stata fuorviata dalle baggianate sul “volo di Gheddafi” (la madre di tutti i depistaggi, la chiamavo)

Beninteso non ne faccio una questione di pacifismo e denuncia contro “i mercanti di morte”. L’Italia ha il diritto-dovere di avere una industria nazionale di materiali per la difesa. E questa industria deve essere all’avanguardia tecnologica, assicurare le necessità delle Forze Armate, partecipare ai programmi internazionali e fornire paesi amici e alleati.

Ma devono, politica e industria, agire in base ai superiori interessi della sicurezza del paese.

Sappiamo per certo che sistemi da guerra elettronica aereoportati in grado di bucare il sistema difensivo nazionale e NATO nel 1980 erano già stati forniti all’Egitto, alla Giordania, all’Iraq.

E alla Libia risulta da documenti ufficiali che li abbiamo forniti fino al 2009.

Ma da quando?

Tutte domande che durante l’inchiesta rimasero inevase, nel processo furono ignorate completamente. E’ ora di togliersi i paraocchi.

http://www.seeninside.net/documenti/ustica_ge_231214.pdf

Luigi Di Stefano

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