barconi dalla LibiaRoma,  20 mar – Navi, elicotteri, fuoristrada, macchine, ambulanze, sale operative, apparecchiature, per un totale di almeno 800 milioni di euro. È la lista della spesa presentata all’Italia dalla Libia per fermare le partenze e che verrà discussa oggi al summit che si sta svolgendo a Roma tra i ministri dell’Interno dei paesi europei ed africani (Germania, Francia, Slovenia, Svizzera, Austria e Malta, insieme a Tunisia ed Algeria) interessati dalle rotte migratorie. Le richieste presentate da Fayez Al Serraj fanno seguito all’accordo siglato il 2 febbraio scorso con il premier Gentiloni.

Bruxelles ha già stanziato in via d’urgenza 200 milioni di euro, ma si dovrà attingere anche al fondo per l’Africa, come del resto era stato promesso dai leader dell’Ue subito dopo la firma dell’intesa. L’accordo bilaterale, secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, prevede l’addestramento, l’equipaggiamento ed il sostegno alla guardia costiera libica. L’obiettivo è di completare il piano di consegna in 24 mesi. Nella lista figurano anche 10 navi per la ricerca e il soccorso (alcune da oltre trenta metri) e 10 motovedette, oltre a 24 gommoni, 10 ambulanze, 30 jeep, 15 automobili, 30 telefoni satellitari Turaya oltre a mute da sub, bombole per l’ossigeno, binocoli diurni e notturni, oltre a sistemi radar per cui occorrerà il via libera dell’Onu, in quanto violerebbero le regole dell’embargo a cui la Libia è sottoposta.

Saranno inoltre le forze dell’ordine italiane a dover addestrare i poliziotti locali e gli uomini della Guardia costiera. Su questo c’è già l’intesa con l’Ue che finanzierà la missione della Capitaneria di Porto che partirà entro due mesi. È stato poi avviato un negoziato per la creazione di campi di accoglienza per i profughi in alcuni Paesi africani in modo da alleggerire la pressione proprio sulla Libia. Resta solo un piccolo problema: Serraj non è neanche potuto venire al vertice, a causa degli scontri armati in corso a Tripoli. Il governo che stiamo per rifornire di costose e moderne attrezzature non controlla neanche la sua capitale. Che senso ha riversare denari su uno Stato che non esiste?

Giuliano Lebelli

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  1. Si ma non si capisce come cavolo faccia la Marina Militare italiana ad andare quasi sino alle coste libiche per fare il pieno di pseudoprofughi (in realtà profughi economici che non hanno diritto di asilo neanche per la UE, e quindi veri e propri “clandestini”), o meglio come facciano le varie navi che chissà quali interessi hanno in realtà, a portare dal limite delle acque territoriali libiche (…e chissà che non siano le coste libiche) in Italia e non nelle vicine coste africane chi chiede SOS.
    Qui c’è un chiarissimo imbroglio… Chi ha interesse a continuare questo imbroglio per gli italiani??? Ormai anche la UE ce li sta scaricando completamente sulle nostre tasche.., alcuni parlano di business per Charitas e Onlus rosse o bianche.. Comunque ora neanche i TG nazionali ne parlano con l’enfasi di 1-2 anni fa, quando Renzi e varie istituzioni parlavano delle grandi performances della nostra Marina di cui noi dovevamo essere orgogliosi, ma dopo la risposta degli italiani al famoso referendum che è costato la “pelle” (politicamente parlando) al pinocchio toscano, forse si sono un po’ tutti resi conto che gli italiani NON GRADISCONO.

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