Le cento tasse: come si strangola una nazione

tasseRoma, 13 ott – Quante siano le tasse da pagare ogni anno il contribuente non lo sa e probabilmente neanche lo Stato stesso che le impone. La differenza è che il primo ne sente tutto il peso e l’insostenibilità. Secondo uno studio della Cgia di Mestre sarebbero addirittura un centinaio i balzelli che gravano annualmente sugli italiani tra addizionali, imposte, ritenute, tasse e tributi.

In questo labirinto, peraltro, solo le prime dieci imposte valgono quasi 413,3 miliardi di euro, l’87,5% del totale. Fra i macigni più pesanti sule spalle del contribuente soprattutto Irpef e Iva. La prima garantisce un gettito nelle casse dello Stato che sfiora i 164 miliardi di euro all’anno, la seconda poco più di 93 miliardi di euro. Messe assieme queste due imposte incidono per oltre il 54% sul totale delle entrate tributarie. A gravare maggiormente sui bilanci delle aziende, invece, sono l’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), che assicura 33,2 miliardi di gettito all’anno, e l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che consente all’erario di incassare 32,9 miliardi di euro.

Ovviamente, oltre all’insostenibilità di un simile, babelico sistema, il salasso viene reso ancora più indigesto dai corrispettivi servizi pubblici mai all’altezza, tant’è che spesso il cittadino deve ricorrere al privato, con il risultato di pagare due volte lo stesso servizio.

Ovviamente al peso delle tasse e al mancato corrispettivo in servizi bisogna infine aggiungere l’assurdità di molti dei tributi.


Il Fatto Quotidiano ricorda “la tassa sull’ombra che scatta quando la tenda di un locale invade il suolo pubblico. Oppure la tassa sugli spettacoli nei pubblici esercizi, la tassa sulle concessioni. La tassa per iniziare lavori edilizi, la tassa sulle cambiali. A i privati si applica la tassa sui gradini, dovuta quando le case hanno l’accesso dalla pubblica via. I lavoratori dipendenti, poi, subiscono una tassa occulta, il Fiscal drag: l’imposizione aumenta all’aumento dello stipendio senza considerare il contestuale aumento dell’inflazione. Le tasse si pagano non appena si mette il piede fuori di casa. Letteralmente. Esiste, infatti, la tassa sui passi carrai, i varchi aperti sui marciapiedi per uscire dalle abitazioni. Si determina moltiplicando la larghezza del passo per un metro lineare convenzionale. Per uscire in auto, però, bisogna avere la patente per il cui rilascio occorrono ben cinque versamenti postali e un certificato, naturalmente in bollo”.

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