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Il presunto propagandista del terrorismo islamico

Pisa, 7 lug – Arrestato all’alba del 6 luglio a Ponsacco, piccolo centro in provincia di Pisa, 25enne marocchino, con l’accusa di propaganda e istigazione al terrorismo islamico.

L’operazione è stata diretta dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Firenze contro il terrorismo internazionale. L’uomo, Jalal El Hanaoui, è in Italia dall’età di otto anni grazie a un ricongiungimento familiare.

Viveva con i genitori in un comodo alloggio popolare, privilegio negato a tanti Italiani, al centro di uno dei maggiori distretti mondiali del mobile e dell’arredo, disoccupato dove un giovane in buona salute un lavoro di solito lo trova. A suo carico, anche precedenti penali e di polizia per reati connessi agli stupefacenti e contro il patrimonio.

Jalal, secondo la Procura di Firenze, passava il suo tempo insieme ad apparati informatici avanzati e numerosi telefoni cellulari, nella gestione di più profili facebook e di gruppi ciascuno con oltre 5mila iscritti, postando immagini, video e commenti dai quali emergerebbero, secondo gli inquirenti, oltre a posizioni radicali ed estremiste nell’interpretazione della religione islamica, un’attività di proselitismo per la partecipazione alla jihad.

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La casa popolare dove viveva Jalal El Hanaoui

Ha successo chi muore martire. Chi cancella i peccati versando il sangue entrerà in paradiso profumato”: così delirava il 9 giugno scorso, mentre in un’altra immagine, raffigurante una decapitazione, il 25enne marocchino spiegava che questo è un modo per formare un terrorista, commentando che “per alcuni sono assassini mentre per le mamme del Medio Oriente sono eroi”.

Per non farsi mancare niente, durante le sue permanenze in rete dalla mattina presto a notte fonda, esibiva in certe foto ritoccate anche il vessillo simbolo dei terroristi dell’Isis, e precisamente il 10 giugno, attraverso un browser criptato, El Hanaoui navigava nel sito del Califfato alla ricerca di notizie e contatti sull’attività dello Stato islamico.

Emergerebbe, come minimo, la figura di un esaltato che aveva fatto del proselitismo per il terrorismo islamico, che oggi appare convergere sulle ragioni dell’Isis, una ragione di vita. Una cellula isolata, magari, ma perfettamente in linea con gli appelli dei tagliagole all’iniziativa individuale nei paesi occidentali.

A fronte della diffusione sul territorio della minaccia jihadista, già il 27 giugno scorso il sindacato di polizia Silp denunciava l’esclusione di Pisa dalla lista del Ministero che prevedeva per dieci città italiane la costituzione di unità operative specifiche sul territorio, capaci di intervenire nell’immediato di eventi critici: “Riteniamo necessario rinnovare al Prefetto, al Questore e alle autorità politiche locali l’invito affinché intervengano con il Ministro dell’Interno per integrare anche la Questura di Pisa tra quelle in cui è stata inizialmente prevista la costituzione della predetta unità operativa antiterrorismo di primo intervento, composta da 10 operatori di polizia appositamente formati ed equipaggiati per contrastare nell’immediatezza eventi di particolare criticità”.

Evidentemente, dopo l’arresto del marocchino, la richiesta torna di stretta attualità.

Francesco Meneguzzo

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