L’Italia piange l’ultimo uomo siluro della Decima – Muore a 103 anni Emilio Bianchi

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“Certamente essi avevano gli uomini per realizzare le imprese più ardite”.
Ammiraglio Cunningham, Comandante in capo della flotta inglese nel Mediterraneo, parlando dei marinai italiani della Decima MAS

Roma, 16 ago – Dopo 103 anni e una serie innumerevole di imprese ardite degne dei più grandi eroi, questo ferragosto 2015 purtroppo si è portato via una colonna della storia d’Italia. La Medaglia d’Oro al Valor Militare Emilio Bianchi, è morto a Torre del Lago (Lucca)ed era l’ultimo incursore dell’eroica impresa d’Alessandria dell’allora Regia Marina Italiana.

Il Capo Palombaro Bianchi era tra i sei marinai del mitico sommergibile Scirè, comandato dal Principe Junio Valerio Borghese, che nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, sulla “groppa” di tre siluri a lenta corsa ‘Maiale’ riuscirono nell’incredibile impresa di affondare le corazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth oltre che danneggiare una petroliera, battente sempre bandiera Union Jack. Nel corso della missione, dopo aver posizionato le cariche esplosive, fu scoperto dalle sentinelle inglesi e fatto prigioniero, per essere rinchiuso in un campo di concentramento.

Emilio Bianchi nacque a Sondalo (Sondrio) il 22 ottobre 1912. Volontario nella Regia Marina dal marzo 1932 ed assegnato alla categoria Palombari, frequentò il Corso di specializzazione presso la Scuola C.R.E.M. del Varignano (La Spezia) ed al termine imbarcò sulla nave idrografica Ammiraglio Magnaghi, con la quale compi poi due crociere idrografiche nell’Egeo e nel Mar Rosso.
Nel 1934 imbarcò sull’incrociatore Fiume, dove conseguì la promozione a Sottocapo, e nel 1936 venne destinato al 1° Gruppo Sommergibili di La Spezia. Conseguita la promozione a Sergente nel 1937, passò ad operare nella Decima Flottiglia MAS, dando inizio all’addestramento che lo doveva poi far diventare Operatore dei mezzi d’assalto subacquei.

fasi-operazione-Alessandria-fonte-Marina-MilitareDurante il conflitto partecipò, nel grado di 2° Capo, ai due tentativi di forzamento della base inglese di Gibilterra (ottobre e novembre 1940), quindi all’audace forzamento della base di Alessandria come 2° operatore dell’LSC (maiale) n. 221 condotto dal Tenente di Vascello Luigi Durand de La Penne. Partito da bordo del sommergibile Sciré nella notte del 18 dicembre, dopo aver superato gli sbarramenti penetrò con il suo capo operatore all’interno del porto e portò il suo mezzo esplosivo sotto la chiglia della nave da battaglia inglese Valiant, che per lo scoppio, affondò all’alba del 19 dicembre. Colpito durante il tragitto da intossicazione di ossigeno, a causa del durissimo sforzo che ebbe a compiere durante le cinque ore di immersione, costretto a risalire a galla, dopo qualche tempo fu scoperto dalle sentinelle di bordo e, assieme al suo comandante, rinchiuso in un locale di bordo posto nelle immediate vicinanze della santabarbara. Salvatosi fortuitamente dopo lo scoppio della carica, che provocò l’affondamento della nave, venne condotto in un campo di concentramento e rimpatriato al termine del conflitto. Promosso per meriti di guerra Capo di 3a Classe e di 2a Classe, nel 1954, a scelta, conseguì la promozione a Capo di 1a Classe Palombaro.


Nel grado di Ufficiale del C.E.M.M. prestò successivamente servizio al Centro Subacqueo del Varignano, al Nucleo Sminamento di Genova ed infine all’Accademia Navale di Livorno, terminando la carriera nel grado di Capitano di Corvetta (CS).

Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Eroico combattente, fedele collaboratore del suo ufficiale, dopo averne condivisi i rischi di un tenace, pericoloso addestramento, lo seguiva nelle più ardite imprese e, animato dalla stessa ardente volontà di successo, partecipava con lui ad una spedizione di mezzi d’assalto subacquei che forzava una delle più potenti e difese basi navali avversarie, con un’azione in cui concezione operativa ed esecuzione pratica si armonizzavano splendidamente col freddo coraggio e con l’abnegazione degli uomini.

Panerai watches_Human torpedo.jpg--760x0-q80-crop-scale-media-1x-subsampling-2-upscale-falseDopo aver avanzato per più miglia sott’acqua e superato difficoltà ed ostacoli di ogni genere, valido e fedele aiuto dell’ufficiale le cui forze erano esauste, veniva catturato e tratto sulla nave già inesorabilmente condannata per l’audace operazione compiuta.

Noncurante della propria salvezza si rifiutava di dare ogni indicazione sul pericolo imminente, deciso a non compromettere l’esito della dura missione. Col suo eroico comportamento acquistava diritto all’ammirata riconoscenza della Patria e al rispetto dell’avversario. Alessandria, 18 – 19 dicembre 1941″

Andrea Bonazza

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26 Risponde a L’Italia piange l’ultimo uomo siluro della Decima – Muore a 103 anni Emilio Bianchi

  1. Umberto 17 agosto 2015 a 12:37

    Grazie per aver fatto questo bellissimo articolo che ricorda un eroe da prendere da esempio. Un Ardito Incursore della Marina

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  2. Francesco Padovan 17 agosto 2015 a 22:45

    Uomo d’altri tempi

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  3. Fulvio 17 agosto 2015 a 23:44

    Un carissimo saluto a chi difese l’Onore d’Italia nella II guerra mondiale

    MANCO’ LA FORTUNA NON IL VALORE!

    Rispondi
  4. Ale 18 agosto 2015 a 12:13

    Patria e onore ! Grazie Emilio Bianchi

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  5. teo sansepolcro 18 agosto 2015 a 14:46

    Emilio Bianchi orgoglio nazionale riposa in pace la dove Dio volle il tricolore.
    onore al primato per il bellissimo articolo.

    viva l Italia!

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  6. Antony 18 agosto 2015 a 21:41

    Ricercate una vecchia intervista su internet, vi farà capire un po di cose.

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  7. Osvaldo 20 agosto 2015 a 1:06

    Il Paese che non onora il proprio passato corre il rischio di non avere un Futuro. Onori ad Emilio Bianchi

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    • paolo 18 agosto 2016 a 21:00

      Hai perfettamente ragione Osvaldo ………

      Rispondi
  8. Franco 29 settembre 2015 a 19:18

    Mi inchino davanti a questo grande Uomo

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  9. Andrea 12 maggio 2016 a 23:06

    Non c’è proprio altro modo per dimostrare l’onore?

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  10. Ignazio 13 maggio 2016 a 10:02

    Alla fine era un bombarolo…che differenza c’è tra quelli che piazzano bombe adesso!?

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    • roby 13 maggio 2016 a 22:30

      vergognati ….. vergognati di non conoscere il contesto storico ….. sei il prodotto o meglio un prodotto che non merita altra mia considerazione …… mi fai pena

      Rispondi
    • emanuele 18 agosto 2016 a 23:42

      Quale differenza? i terrorsti attaccano obiettivi civili, in tempo di pace. Questi eroi (da entrambe la parti, vincitori o sconfitti che furono) attaccavano obiettivi militari in tempo di guerra. Cosi’, per dire eh…

      Rispondi
  11. Onofrio delli Carri 13 maggio 2016 a 18:36

    un eroe vero

    Rispondi
  12. Chiedetelo agli stessi inglesi che differenza c’è tra i terroristi di oggi e gli eroi degli anni ’40. Neanche vi risponderebbero. Churchill si inchinò davanti a siffatti Italiani; e non solo dinnanzi ai palombari della X, ma anche davanti ai paracadutisti della Folgore, eroi di El Alamein:
    “Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni..”

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  13. Antonio 13 maggio 2016 a 20:55

    Uomo coraggioso e eroe ….Ignorato per decenni ! Vigliacchi!.. Se esiste una giustizia divina ….. lo guarderete per millenni dall’ultimo girone !

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  14. Anonimo 13 maggio 2016 a 21:20

    Avuto come istruttore in Accademia nel 1953 -48 corso AUCD-. Durand de La Penne era il Comandante dell’Accademia. Ottima accoppiata!

    Rispondi
  15. Anonimo 14 maggio 2016 a 0:11

    Sono di Sondalo e per me e stato sempre un onore pensare a un mio paesano che si e fatto tanto onore e pensare che un paese di montagna R.I.P. ONORE E PATRIA

    Rispondi
  16. Francesco Finelli. 14 maggio 2016 a 7:23

    Eroi d’altri tempi che sono stati distrutti da una società becera e priva di ideali accecata solo dal dio danaro e da mediocri scalatori sociali non meritevoli di tanto successo.
    La maggior parte degli eroi di oggi è quella che conduce una vita dignitosa senza cercare mezzucci e scorciatoie per arrivare a posizioni di gloria.

    Rispondi
  17. Francesco Bosi 14 maggio 2016 a 23:18

    Sono contento che ci sia ancora chi ricorda queste straordinarie imprese della nostra Marina Militare e dei suoi protagonisti eroici combattenti dotati di coraggio incredibile ma anche di grande forza e di un addestramento perfetto. Fra questi occorre sempre ricordare l’Elbano Teseo Tesei in particolare nella sua terra che stranamente poco lo celebra.

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  18. martino 16 maggio 2016 a 10:02

    DECALOGO DELLA X^ FLOTTIGLIA M.A.S.

    I. STAI ZITTO: E’ indispensabile mantenere il segreto anche nei minimi particolari e con chiunque, anche con gli amici e parenti cari. Ogni indiscrezione è un tradimento perché compromette la nostra opera e può costare la vita a molti dei nostri compagni.
    II. SII SERIO E MODESTO: Hai promesso di comportarti da Ardito. Ti abbiamo creduto. Basta così. E’ inutile far mostra della tua decisione con parenti, amici, superiori e compagni. Non si fa, di una promessa così bella, lo sgabello per la tua vanità personale. Solo i fatti parleranno.
    III. NON SOLLECITARE RICOMPENSE: La più bella ricompensa è la coscienza di aver portato a termine la missione che ci è affidata. Le medaglie, gli elogi, gli onori rendono fieri chi li riceve per lo spontaneo riconoscimento di chi giudica, non chi li sollecita o li mendica.
    IV. SII DISCIPLINATO: Prima del coraggio e dell’abilità ti è richiesta la disciplina più profondamente sentita: dello spirito e del corpo. Se non saluti, se non sei educato, se non obbedisci nelle piccole cose di ogni giorno, se il servizio di caserma ti pesa e ti sembra indegno di te, se non sai adattarti a mangiare male e dormire peggio: non fai per noi.
    V. NON AVER FRETTA DI OPERARE, NON RACCONTARE A TUTTI CHE NON VEDI L’ORA DI PARTIRE: Potrai operare solo quando il tuo cuore, il tuo cervello e il tuo corpo saranno pronti. Se sei impaziente, non sei pronto. Devi imparare a conoscere perfettamente la tua arma e ad impiegarla in ogni contingenza in maniera perfetta. L’addestramento non è mai eccessivo. Devi appassionarti ad esso. Devi migliorarti ogni giorno. Solo chi ti comanda è giudice insindacabile delle tue possibilità.
    VI. DEVI AVERE IL CORAGGIO DEI FORTI, NON QUELLO DEI DISPERATI: Ti sarà richiesto uno sforzo enorme, solo al di là del quale sta il successo. Per compierlo, hai bisogno di tutte le tue energie fisiche e morali. La tua determinazione di riuscire ad ogni costo deve perciò nascere dal profondo del tuo cuore, espressione purissima del tuo amore per la Patria, e non deve essere il gesto di un disperato di un mancato o di un disilluso. La tua vita militare e privata deve essere perciò onesta , semplice e serena.
    VII. LA TUA VITA È PREZIOSA. MA L’OBBIETTIVO È DI PIÚ PREZIOSO: Devi ricordartelo nel momento dell’azione. Ripetilo a te stesso cento volte al giorno e giura che non fallirai la prova.
    VIII. NON DARE INFORMAZIONI AL NEMICO: Non devi far catturare le armi ed il materiale a te affidato. Se dopo aver operato cadi prigioniero, ricordati che al nemico devi comunicare solo le tue generalità e il tuo grado.
    IX. SE PRIGIONIERO, SII SEMPRE FIERO DI ESSERE ITALIANO, SII DIGNITOSO: Non ostentare la tua appartenenza ai Mezzi d’Assalto. Cerca, nelle tue lettere ai familiari, di comunicare come meglio potrai e saprai, tutto quanto conosci dell’azione a cui hai partecipato e sul nemico in genere. Cerca sempre, se possibile, di fuggire.
    X. SE CADRAI MILLE ALTRI TI SEGUIRANNO: DA GREGARIO DIVENTERAI UN CAPO, UNA GUIDA, UN ESEMPIO

    Rispondi
  19. John1978 17 agosto 2016 a 20:01

    Con grande orgoglio e rispetto per i valorosi uomini che fecero grandi cose, un saluto ad Emilio da un parente di uno dei componenti di quella operazione, un saluto ad Ambrogio merzagora, mio zio.

    Rispondi
    • Cav. Augusto Poma 19 agosto 2016 a 18:27

      Giusto! Mancó la fortuna non il valore! E non solo a El Alamein con la Folgore, il cui mito riposa nell’eternità, ma anche per l’ultima carica del SAVOIA CAVALLERIA sul Don in Russia, per gli Alpini che sono tornati a piedi dal Don, allineati e coperti e con tutto l’equipaggiamento nonostante stessero continuamente sotto il fuoce dell’Armata Rossa, per la gloriosa Divisione Acqui, dove i suoi 11.700 ufficiali e soldati si immolarono per l’onore delle armi. Anche per Vittorio Barenghi che con il barchino esplosivo in varie occasioni affondó 3 navi inglesi ricevendo ben 3 medaglie d’argento al valore, anche lui nella Xma MAS del Principe Borghese, e per una lunga lista di eroi che giurarono fedeltá al Re e difesero con onore la Patria. Onore a te Emilio Bianchi e per tutti voi:
      La Preghiera del Marinaio

      A Te, o grande eterno Iddio,

      Signore del cielo e dell’abisso,

      cui obbediscono i venti e le onde, noi,

      uomini di mare e di guerra,Ufficiali e Marinai d’Italia,

      da questa sacra nave armata della Patria leviamo i cuori.

      Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione.

      Dà giusta gloria e potenza alla nostra bandiera,

      comanda che la tempesta ed i flutti servano a lei;

      poni sul nemico il terrore di lei;

      fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro,

      più forti del ferro che cinge questa nave,

      a lei per sempre dona vittoria.

      Benedici , o Signore, le nostre case lontane, le care genti.

      Benedici nella cadente notte il riposo del popolo,

      benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare.

      Benedici!

      Rispondi
      • Marzio Bassotto 20 agosto 2016 a 12:40

        Più che fortuna… forse mancavano i mezzi

  20. Anonimo 19 agosto 2016 a 13:51

    Salve a tutti..anonimo..mio padre era un allievo e poi spalla di Emilio Bianchi..si chiamava Masi Giorgio..qyalcuno ne ha sentito parlare?

    Rispondi
  21. Massimo Lombroso 19 agosto 2016 a 15:27

    l’articolo è bello , ma mi spiegate perchè con tutte le foto che ci sono dei nostri incursori, avete scelto una foto di un equipaggio inglese su un Chariot?
    mi riferisco all’ultima immagine dell’articolo.
    Si riconoscono come inglesi dalla maschera mono vetro e dalla muta che non è il vestito Belloni.
    In più sono anche scarsi come addestramento, infatti si nota chiaramente che l’arma naviga appoppata, evidentemente per un difetto di equilibrio dato dalla cassa compenso posteriore non abbastanza riempita d’aria.
    Mi sarei aspettato più attenzione, da un sito che vuole celebrare la gloria dei nostri Eroi.
    Bastava chiedere informazioni a qualsiasi ufficiale o graduato ex Comsubin per evitare un errore plateale e francamente molto infastidente.
    cordiali saluti
    Massimo Lombroso

    Rispondi

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