stuprata nessun indennizzo stupratore indigenteTorino, 18 mag – Roberta è stata violentata nel 2011, ma oggi i giudici del tribunale di Torino hanno deciso che non avrà alcun risarcimento, né dal suo aggressore né dallo Stato. A negarle il diritto un’interpretazione discrezionale della direttiva Ce numero 80 del 2004 che prevederebbe (il condizionale è d’obbligo) per le vittime di reati violenti il riconoscimento di un indennizzo, nel caso l’autore del reato non fose in grado di pagare. I giudici torinesi si attaccano di fatto a quello che può essere considerato un tecnicismo, ovvero che la vittima non avrebbe fatto tutto il possibile per ottenere il risarcimento direttamente dal suo stupratore.

Il fatto accadde il 22 ottobre del 2011. Roberta stava rincasando dopo una giornata di lavoro. Scende dall’auto, va per aprire il garage ed è a quel punto che un uomo di 40 anni, italiano, la aggredisce alle spalle. Passano poche settimane e l’uomo viene arrestato. Successivamente viene condannato ad 8 anni e due mesi di carcere, ma a Roberta non viene riconosciuto nessun risarcimento pecuniario. Così decide di intentare una causa contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri al Tribunale Civile di Torino, per inadempienza della Direttiva Ce numero 80 del 2004, quella che impone agli stati membri di garantire un adeguato ed equo risarcimento per i reati violenti intenzionali. Quello di Roberta non è un caso isolato, visto che l’Italia nell’ottobre scorso è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea proprio perché inadempiente rispetto all’applicazione della direttiva.

Il ricorso presentato dagli avvocati della donna è stato respinto, nonostante la direttiva preveda appunto il risarcimento da parte dello Stato quando non sia possibile “ottenere un risarcimento dall’autore del reato, in quanto questi non può essere identificato o non possiede le risorse necessarie”. La “colpa” di Roberta è quella di non aver dimostrato che il colpevole non sia in grado di pagare di tasca propria. Essere vittime di una rapina o di uno stupro non basta. Eppure pochi giorni fa il Tribunale di Milano ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcire con 220 mila euro due donne, madre e figlia, vittime di rapina e stupro. Una sentenza completamente opposta, riguardante il caso drammatico di questa ragazza violentata davanti la madre da sei rumeni che rapinarono il loro negozio e che ora stanno scontando 11 anni di carcere. Nella sentenza dei giudici milanesi si evidenzia come gli stupratori non fossero in grado di risarcire la vittima proprio perché detenuti. Due casi identici ma due sentenze diametralmente opposte.

Davide Romano

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