anti-gang-project-891261400Parma, 18 feb – C’è una città “sinceramente democratica” in cui, in pieno giorno, un quindicenne può essere massacrato di botte per strada, da una gang magrebina e in cui, per avere chiarimenti in proposito dai responsabili, bisogna prima chiedere la protezione delle bande di albanesi.

Accade a Parma, nel 2014. La città emiliana, così fiera del proprio modello di sviluppo e sempre pronta a rivendicare la propria storia progressista, si sveglia improvvisamente in un incubo da film americano, fra gang etniche e violenza gratuita.

Questi i fatti: un 15enne, reo di aver salutato una ragazza del suo quartiere e di averci scambiato quattro chiacchiere, riceve questo sms: “Perché hai salutato la mia ragazza? Vediamoci alle 16 per chiarirci. Vieni da solo, io sarò solo”. È il fidanzato, tunisino, della giovane. Il ragazzo si presenta all’appuntamento, ma viene aggredito da cinque coetanei. Il giovane riporterà una frattura al cranio, lesioni a zigomo e mandibola e contusioni su tutto il corpo.

C’è di più: il padre del ragazzo ha raccontato che “un suo carissimo amico è andato in piazza Garibaldi con l’intenzione di chiedere spiegazioni al vigliacco, che si stava vantando pubblicamente della sua impresa. Quando l’ho saputo gli ho detto ‘ma che fai, è pericoloso’. Lui mi ha risposto che si era fatto ‘scortare’ da un amico bello grosso e che aveva chiesto la mediazione degli albanesi, un gruppo di ragazzi che controlla l’area e che gli avrebbe garantito di poter parlare”.

Accade a Parma, nel 2014.

Giorgio Nigra

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