Valentino-Mancinelli-presidente-del-Municipio-XIII-680x365_cRoma, 18 giu – Non si arresta il terremoto politico a Roma, dove l’inchiesta Mafia Capitale ha il suo epicentro, e miete ogni giorno vittime illustri. Ieri un accesissimo Consiglio Municipale, ha posto sotto i riflettori il presidente del tredicesimo municipio, Valentino Mancinelli, il cui nome era stato tirato in ballo da un articolo del Corriere della Sera, per presunti finanziamenti da parte della cricca di Buzzi.

Il consiglio, come di consueto, si è aperto con svariati minuti di ritardo rispetto al previsto, sotto una cappa di tensione già insostenibile. All’ordine del giorno svariati punti di poca importanza, tornei di calcetto e sport, quasi a voler scansare velocemente l’informativa del Presidente, sul suo coinvolgimento nell’inchiesta. E infatti l’intenzione mal celata era proprio quella, manifestatasi con un breve intervento di Mancinelli. Pochi minuti di ammissioni lacunose e giustificazioni.

Il presidente ha ammesso di aver preso soldi, che però erano per un associazione, di cui non ha specificato il nome, né la carica che vi ricopriva o le attività svolte con il denaro ricevuto. Specifica che l’associazione è stata poi sciolta dopo l’elezione a Presidente del Municipio, per questioni di opportunità.

Pochi minuti, per una difesa tiepida, il cui unico sussulto è rappresentato dall’ipotesi di citare in giudizio il primo quotidiano d’Italia e la giornalista che ha scritto un pezzo, a detta del Presidente, non organico, in cui il suo nome non aveva a che fare con il resto del testo.

Pochi minuti, per lasciare le opposizioni insoddisfatte, e alimentare il malcontento tra i numerosi cittadini presenti in aula. È il turno degli interventi dei Consiglieri, e le repliche si fanno da subito accese. Al presidente si fanno notare tutte le omissioni del suo intervento, si fa pesare il silenzio di cinque giorni intercorsi tra l’uscita dell’articolo e la sua comparsa in aula, e il discredito gettato sulle istituzioni del Municipio con un lungo intervento di Fabbri, del gruppo Noi con Salvini.

I capigruppo prendono la parola, uno alla volta ordinatamente, ma con toni accesi. L’unico a difendere il Presidente sembra essere il PD, che col suo rappresentante fa un’arringa molto più strenua e accorata del diretto interessato, mentre però il resto dei partiti di maggioranza rimangono in silenzio. Mancinelli intanto ascolta e scrive, prende appunti, sembra voler replicare agli interventi. E invece il colpo di scena: dopo l’ultimo intervento, il silenzio. Nessuna replica. Non una parola.

La Presidente dell’Aula interviene per annunciare il passaggio al successivo ordine del giorno. La rabbia esplode in un attimo. I cittadini presenti in aula scattano in piedi, urlano, chiedono spiegazioni, gridano a gran voce “dimissioni!”. Ma il Presidente è tranquillo, li ignora mentre raccoglie le sue carte e esce passando dietro ai banchi dell’aula verso l’uscita sul retro.

Tra gli spettatori, che continuano a protestare, anche un folto gruppo di Sovranità. Simone Montagna attacca: “Ha avuto una settimana per prepararsi, non ha portato neanche un documento a sostegno delle sue tesi. I cittadini hanno il diritto di ricevere spiegazioni articolate e coerenti”.

Il giudizio sul Presidente del XIII Municipio e sul suo intervento è senza mezzi termini: “Siamo molto delusi. Mancinelli, come suo solito, insulta l’aula e tutti i cittadini con i suoi atteggiamenti arroganti e soprattutto rifiuta il confronto, dando spiegazioni lacunose”. L’atteggiamento rimane garantista, ma fermo: “Le accuse che gli sono state mosse sono molto gravi, e gettano ombre pesanti sulla gestione del Municipio, ma spetta alla magistratura indagare su questo”.

Secondo Montagna, “il problema è politico e investe l’intero Partito Democratico romano, che ogni giorno finisce sui giornali con nuovi coinvolgimenti in un inchiesta che svela il marcio e la ramificazione dell’organizzazione di Buzzi che arrivava, evidentemente, ad intercettare anche i candidati alle primarie.” Per l’esponente di Sovranità la soluzione possibile è una sola: “Ormai l’aria è irrespirabile, e il discredito delle istituzioni politiche della Capitale è sotto gli occhi di tutti. Bisogna restituire la scelta ai cittadini e andare a votare”.

La giornata politica si conclude così. Dopo circa un ora di proteste, con i manifestanti che non sembrano disposti ad andarsene senza spiegazioni la Presidente del Consiglio Municipale prende la parola “Non ci sono le condizioni per continuare oggi. Dichiaro chiusa la seduta”.

Ilaria Misantoni

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