Milano, firmato protocollo per redistribuzione immigrati. Le associazioni già si sfregano le mani

redistribuzione immigrati milanoMilano, 19 mag – Il protocollo d’intesa per la distribuzione degli immigrati nell’area metropolitana di Milano è stato sottoscritto ieri da 76 sindaci sui 134 interessati. “Oggi hanno già firmato in 76″, ha commentato il prefetto Luciana Lamorgese, “ma sono più di 80 quelli che hanno dato la loro disponibilità”. Tanti, in ogni caso, i dinieghi, compresi quelle dei sindaci leghisti, che nel frattempo hanno manifestato contro l’intesa fuori dalla prefettura meneghina. Poco male dal momento che, come avevamo spiegato in aprile, dopo l’annuncio del neo prefetto riguardo il nuovo protocollo in arrivo, la Lamorgese non esiterà a costringere all’accoglienza anche i sindaci che non hanno accettato la proposta elaborata dal prefetto e sottoscritta ieri alla presenza del ministero dell’Interno Marco Minniti. Un pro-forma, dunque, che fa tanto democrazia, mentre il parere dei sindaci e dei movimenti politici contrari continua ad esser considerato pura espressione di razzismo e cresce la repressione nei confronti dei cittadini che si oppongono.

Poco più di 5mila gli immigrati interessati dalla distribuzione con la quale il prefetto intende rimediare all’eccessiva concentrazione di richiedenti asilo soltanto in alcuni comuni (tra questi, 3600 a Milano e ben 500 a Bresso). “Milano è un’isola che può creare un arcipelago”, ha osservato in proposito il sindaco di Milano Beppe Sala, che domani parteciperà alla marcia pro-immigrazione e si è dichiarato contrario ai blitz come quello effettuato dalla Polizia di Stato in Stazione Centrale (che aveva portato ad espulsioni ed arresti) ad inizio maggio, dopo che centinaia di migranti avevano accerchiato ed aggredito alcuni agenti.


Sta di fatto che, a parte le retorica di matrice ideologica del sindaco milanese, è chiaro che il protocollo può essere considerato cosa buona e giusta soltanto da una prospettiva molto relativa. E’ ovvio che una concentrazione minore di richiedenti asilo su un territorio è preferibile rispetto ad una concentrazione maggiore. Ma, considerando anche il fatto che a Milano si stima una presenza di circa 26mila clandestini, questa logica distributiva, più che risolutiva a livello politico, può essere al massimo considerata come semplice buon senso amministrativo – senza contare che somiglia molto ad un tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto per non far vedere troppo il problema. E’ assurdo, infatti, che il problema continui ad esser posto sulla base di una finta dialettica di interesse locale pro o contro la re-distribuzione quando il punto reale è decidersi finalmente ad affrontare seriamente la questione a livello nazionale. Ed è evidente che il no a qualsiasi iniziativa del genere non ha solo a che fare con la re-distribuzione in sé e che, pur rimanendo alta e legittima la valenza della battaglia condotta contro il fenomeno migratorio di massa da parte dei singoli comuni, è rivolto più che altro ad una politica migratoria governativa che quest’anno porterà l’Italia, per il terzo anno di seguito, a battere il record di ingressi illegali (circa 200mila quelli previsti), peraltro tra gli scandali sulle navi-taxi delle Ong e quelli relativi al business dell’accoglienza (vedi recenti arresti in Calabria).

Con la firma, recita del resto il protocollo, i comuni si impegnano ad accogliere gli immigrati “in collaborazione con le associazioni del terzo settore e le organizzazioni aventi finalità sociali, gradualmente sul proprio territorio entro il 31 dicembre”, secondo una media di tre profughi ogni mille abitanti con la prefettura e la città metropolitana di Milano a “svolgere il ruolo di stazione appaltante per i servizi di accoglienza sulla base delle disponibilità individuate dai sindaci e a stipulare le convenzioni con i soggetti gestori individuati con procedure di evidenza pubblica”. L’ennesima occasione per ricordarci che, con un terzo settore ormai protagonista dell’affare immigrati, la lobby silenziosa favorevole agli sbarchi si allarga e lavora dietro le quinte grazie soprattutto al ruolo del tutto funzionale che svolge in questo contesto l’estrema sinistra.

Emmanuel Raffaele

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