prefetto di MilanoMilano, 10 mar – Al momento dell’insediamento, noi vi avevamo messo in guardia: Luciana Lamorgese, prefetto di Milano (nonché primo prefetto donna di Milano) in carica da fine gennaio, è pronta anche alla requisizione quando si tratta di portare avanti l’accoglienza forzata degli immigrati. Lo aveva dichiarato in una intervista ad una tv locale quando era prefetto di Venezia, nominato dal governo Renzi commissario per l’emergenza immigrazione e noi vi avevamo mostrato il video di quella vecchia intervista in cui parlava della possibilità di “confisca” concessa ai prefetti. Proprio per la sua linea dura in tema, del resto, nel 2013 era stata promossa capo di gabinetto del Ministero dell’Interno quando a capo del dicastero c’è Angelino Alfano.

Ebbene, due giorni fa, in un incontro con oltre cinquanta sindaci dell’area metropolitana milanese, la Lamorgese ha ribadito la sua linea dura: entro circa un mese verrà inviato ai comuni un protocollo in cui verrà stabilito il numero di immigrati da ospitare, i contributi che riceveranno e le strutture da utilizzare. Il comune interessato potrà accettare l’accordo liberamente oppure subirlo in maniera forzata. Chi non accetta spontaneamente e non propone un piano alternativo, insomma, sarà comunque obbligato ad accettare quello imposto perché, in ogni caso, le strutture necessario saranno, appunto, requisite. “Sarà direttamente la prefettura a stabilire il numero di persone a cui ogni ente locale dovrà dare un tetto e anche in quale struttura questo potrà avvenire, eventualmente anche con la requisizione di stabili”, ribadisce anche il quotidiano “Repubblica“.

L’idea del prefetto, infatti, è quello di redistribuire gli immigrati, finora concentrati soprattutto nel comune di Milano, ma diversi sindaci, soprattutto tra quelli leghisti, che rifiutano la logica dell’accoglienza a tutti i costi, hanno già promesso battaglia: “sfratti, disoccupazione: la gente ha paura dei migranti, non li vuole, teme la loro concorrrenza. Non mi prendo questa responsabilità. Se la prefetta che è nominata dal ministro vuole farlo d’imperio, vedremo come agire. Io non firmo alcun accordo“, ha dichiarato Angelo Rocchi, sindaco di Cologno Monzese, che al momento non ospita immigrati. Il primo cittadino del comune alle porte di Milano ha inoltre aggiunto: “nel mio comune è attivo un progetto per occupare cittadini senza lavoro nelle ditte che lavorano con il Comune, con tirocini da 300 euro al mese”; un piano che con tutta evidenza contrasterebbe con l’accoglienza, vitto e alloggio compresi, offerta ai migranti dallo Stato. “Come lo spiegherei ai cittadini?”, si è chiesto giustamente Rocchi. Ma la strada sembra ormai tracciata e la questione, dal punto di vista istituzionale, non è “accoglienza si, accoglienza no”, ma soltanto “accoglienza come”. Qualsiasi altra opzione è semplicemente esclusa a priori. Nonostante i dati dimostrino che, in massima parte, quelli che arrivano non siano rifugiati, nonostante sia ormai documentato il fatto che non salviamo nessuno nel Canale di Sicilia, ma andiamo a prenderci gli immigrati direttamente a poche miglia dalle coste libiche, i cosiddetti uomini dello Stato continuano ad accettare supinamente le direttive imposte dai governi che si stanno succedendo.

Nel frattempo, i dati diffusi dall’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità mostrano che il piano di sostituzione su Milano sta funzionando alla grande: gli stranieri residenti a Milano sono il 21,5% della popolazione (289mila, 13.700 in più rispetto al 2015), rispetto ad una media lombarda del 13,1% e ad una media nazionale dell’8,3%. Senza contare la presenza stimata di ben 26mila clandestini all’ombra della Madonnina. In tutta la Lombardia gli stranieri regolari sono quasi un milione e mezzo (più circa centomila irregolari), ma in 50mila hanno ottenuto nel frattempo la cittadinanza italiana (oltre 8mila soltanto a Milano). Poco per volta, insomma, sarà impossibile avere cifre veritiere perché l’emergenza immigrazione attuale si trasformerà, con il tempo, in una vera e propria assimilazione (fittizia ovviamente). Tutti italiani, nessuno italiano. Eppure, lo stesso osservatorio conferma: su 10mila domande analizzate, soltanto il 7% ha ottenuto lo status di profugo.

Ma anche il nuovo questore di Milano, Marcello Cardona, ripete il mantra imposto: “serve un’accoglienza organizzata e ben fatta”. Ci lasceremo invadere, si, ma glielo lasceremo fare con gentilezza. Del resto, secondo Cardona, la criminalità a Milano quasi non esiste e va tutto bene: “Il quadro della sicurezza a Milano è estremamente soddisfacente facendo un paragone con le altre grandi città italiane e con le capitali europee”. “I reati sono in calo del 5%”, ha aggiunto.

Orwell, dopo tutto, non aveva molta fantasia.

Emmanuel Raffaele

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