Milano, 6 dic – Nel 2015 a Milano sette nomadi di nazionalità romena erano stati sgomberati dopo aver occupato una baraccopoli. Difesi dalla Comunità di Sant’Egidio, sono stati assolti perché secondo i giudici milanesi “il fatto non costituisce reato”, ma salvaguarda il diritto fondamentale all’abitazione e permette di dare riparo a se stessi e alle proprie famiglie. Occupare è quindi legale, sembra, a patto che siano baracche fatiscenti e a patto che gli occupanti siano rom.

La baraccopoli in questione si trova alla periferia est di Milano, nel quartiere dell’Ortica, sotto a un ponte della tangenziale. Ci vivevano otto famiglie. Da tempo i volontari della Comunità di Sant’Egidio seguivano questi nomadi e organizzavano progetti di inserimento lavorativo, doposcuola per i ragazzi, e un servizio docce in una parrocchia vicina. Per questo si era offerta anche di fornire il patrocinio legale agli imputati, accusati di “invasione di terreni ed edifici”, compiuto “insediandosi all’interno di baracche fatiscenti utilizzate come dimora abituale”.

Da Sant’Egidio hanno fatto sapere che il giorno dello sgombero la maggior parte dei rom che vivevano nelle baracche erano al lavoro e per questo non sono stati denunciati, La denuncia era arrivata solo per sette persone, tra cui un disabile.

Ora che la sentenza è stata pronunciata e che tutti sono stati assolti, si parla di “stop alla criminalizzazione della povertà”. Come se la povertà fosse tale solo per i rom, che per questioni culturali vivono in baracche e roulotte, e faticano ad abitare in case e appartamenti. Tuttavia, pare che dallo sgombero a oggi i rom occupanti, nonostante su di loro pendesse una denuncia e fosse in corso un processo, vivessero in alloggi offerti dal comune.

Viene da chiedersi il motivo per cui tanta attenzione e tanto zelo non vengano riservati anche alle famiglie italiane e ai disabili. Se così fosse non saremmo costretti ad assistere a drammatici fatti di cronaca come quello di Siena, dove un’anziana disabile ha tentato il suicidio perché rimasta senza casa.

Anna Pedri

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4 Commenti

  1. Ricordo che tempo fa una sentenza pseudo giudiziaria mandò assolto uno zingorom poiché essendo cresciuto in un ambiente sfavorevole non poteva rendersi conto della gravità delle sue epiche gesta…… naturalmente amabilmente difeso da un avvocato pagato dal popolo beota….

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