priebkeRoma, 11 ott – Si è spento a Roma Erich Priebke, l’ex capitano delle Ss, condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Aveva 100 anni.

Priebke era nato il 29 luglio 1913 a Hennigsdorf, nelle vicinanze di Berlino. A sette anni era rimasto orfano di entrambi i genitori. Accolto nella casa di una zia materna, a 14 anni veniva avviato al lavoro nel settore alberghiero.

Ventenne, era emigrato in Italia per lavorare in un hotel della costiera ligure, poi a Londra e infine, tornato in Patria, si era arruolato nella polizia ottenendo così anche i gradi militari di appartenente al corpo delle SS.

Scoppiata la seconda guerra mondiale, come tenente di prima nomina fu inviato in Italia presso l’ambasciata tedesca con funzioni di vice Polizei Attaché. Dopo l’otto settembre fu inquadrato nell’Aussenkommando Roma che, nella sede di via Tasso, svolgeva funzioni di polizia. Lì, dopo l’attentato di via Rasella, insieme al suo comandante Kappler e ai suoi colleghi fu raggiunto dall’ordine di Hitler che lo porterà a far parte dei plotoni di esecuzione nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine.

Dopo la guerra emigrò in Argentina e si dedicò per vent’anni alla comunità tedesca di San Carlos di Bariloche, diventando presidente sia dell’associazione culturale germano-argentina che della commissione direttiva del prestigioso istituto tedesco “Primo Capraro”.

Il suo nome divenne noto al grande pubblico in seguito a un servizio della TV americana ABC, nel 1994. A quel punto entrò in funzione la giustizia italiana che ne chiese e ottenne l’estradizione. Una volta in Italia, dopo un primo proscioglimento, venne riarrestato dopo tumulti in tribunale.

Così, all’epoca, il Corriere della Sera raccontò quei momenti concitati:

“Gli ebrei romani hanno saputo che l’ex capitano Priebke è stato riconosciuto colpevole ma che per un artificio giuridico può anche tornare libero. Ma non vogliono lasciarlo andare. Vendicano a modo loro la storia che lo ha di fatto voluto assolvere e lo assediano fisicamente impedendogli di uscire dal Tribunale militare. […] La carica è rapida e violenta: i giovani in divisa militare avanzano e respingono gli altri giovani con il codino o i capelli rasati e le stelle di Davide d’oro appese alla catenina. […] Ma intanto sono quattro i carabinieri che vanno in ospedale, con contusioni leggere ma da curare […]. Con Priebke, bloccati da ore, ci sono i magistrati che lo hanno giudicato. ‘Se lo avessi saputo – protesta Agostino Quistelli, presidente del Tribunale militare – mi sarei astenuto. Ma se ogni sentenza deve essere contestata così, non si può fare giustizia’. ‘Mi hanno sequestrato – aggiunge Bruno Rocchi, giudice a latere – e la cosa scandalosa è che nessuno fa niente per intervenire: ho il diritto di uscire incolume dal Tribunale’. Sono un centinaio là fuori: cupi, furiosi, e in tanti disposti a molto pur di non vedere Priebke festeggiare la sua vittoria. In una decina si sdraiano sulle corsie riservate ai mezzi pubblici, per bloccare il traffico. […] Così si affida la soluzione a una riunione convocata poco prima di mezzanotte: partecipano il pm Intelisano, il sottosegretario alla Difesa Brutti, rappresentanti della comunità ebraica, Giuseppe Scandurra, procuratore generale della Corte d’appello militare, e anche il procuratore aggiunto di Roma, Ormanni. A gran voce, dalla strada, si chiede l’intervento di Prodi e Veltroni, che pure sono andati alle Fosse Ardeatine e alla Sinagoga. Arriva invece il ministro della Giustizia Flick. Dopo la riunione l’annuncio ai manifestanti dell’imminente arresto di Priebke”.

Riprocessato, sarà condannato a 14 anni e poi in appello definitivamente all’ergastolo.

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