Nella cronaca nera tutti i disastri dell’anti-psichiatria

Franco Basaglia

Franco Basaglia

Roma, 17 feb – Ultimo caso qulache giorno fa: un uomo appena dimesso dalla psichiatria, con un problema di gioco d’azzardo patologico, uccide i genitori e poi si costituisce. Pare si sia giustificato dicendo che i genitori “ce l’avevano con lui”.

Senza sentire il bisogno di distribuire colpe a casaccio, si può però risalire al peccato originale di questi casi di violenza domestica legati alla malattia mentale. Da quando nel 1978 la legge 180, cosiddetta “Basaglia” programma la chiusura degli ospedali psichiatrici, chi soffre di disturbi mentali non avrà mano a mano più opportunità di un luogo in cui essere trattenuto in attesa che le sue condizioni migliorino, senza fretta. La base di quella scelta fu l’idea che la malattia mentale sostanzialmente peggiorasse nei manicomi, e non esistesse se non come convenzione sociale, come adattamento dei “diversi”.


I dati Istat mostrano come da allora vi sia stata un’impennata sia di suicidi che di morti legati alla malattia mentale, per condotte letali o a rischio di vario tipo. Il posto dei manicomi lo hanno preso nei fatti le famiglie, che si ritrovano a gestire violenza domestica, minacce e instabilità comportamentale tra quattro mura. Dall’altra parte ci sono gli ospedali generali, che in un’ottica aziendale sono incentivati (e sanzionati in caso contrario) a far durar poco le degenze, meno del tempo che occorre ad una cura psichiatrica standard per essere impostata e funzionare. Per inciso, i manicomi chiusero non tanto per la bontà dell’idea basagliana, quanto perché ormai erano disponibili farmaci efficaci contro l’agitazione e i deliri, usati in dosi massicce sicuramente più fuori che dentro i manicomi, in assenza di mura fisiche di contenimento.

Da allora diverse proposte di revisione della legge 180 sono stata elaborate, ma l’idea anti-psichiatrica che vorrebbe il cervello non soggetto a disturbi e malattie, a differenza del resto del corpo, continua ancora a incontrare un favore diffuso nell’opinione pubblica. Mentre la cronaca snocciola casi di suicidi, di scomparse e di omicidi legate a disturbi bipolari, schizofrenia e abuso di droghe, la fiction di ogni tipo incoraggia la liberazione dei malati dalle pseudo-cure. Ne risulta che i malati psichiatrici sono una categoria il cui diritto alla salute è mutilato per legge.

Matteo Pacini

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