Non solo scontri nella Torino epicentro della protesta

DSC_0063Torino, 11 dic – Torino è stata la città in cui la cosiddetta “protesta dei forconi” ha raggiunto il suo apice. Sono tre infatti i presidi principali da cui sono partiti anche altri presidi satellite per bloccare l’intera città situati in piazza Derna (Torino Nord), piazza Castello (centro) e piazza Pitagora (Torino Sud). Tuttavia, l’unico presidio che ha ottenuto gli onori della cronaca è quello di piazza Vittorio sede di scontri con le forze di polizia ad opera di un gruppo di variegato di ultras di Juve e Torino.


I maggiori momenti di tensione si sono verificati davanti alla Sede di Equitalia ed al Palazzo di Città dove le forze dell’ordine sono ricorse all’utilizzo di gas lacrimogeni per disperdere una folla composta da quasi cinquemila persone e pochi facinorosi. La calma ritorna solamente quando, al grido di “Via i caschi, siete sfruttati come noi” che un dimostrante scandiva al megafono, alcuni agenti si sono sfilati gli elmetti fra i plausi e gesti di riconciliazione dei presenti. Il gesto ha ovviamente suscitato approvazioni ma anche polemiche. La Questura spiega che la decisione è dovuta a generiche “esigenze di servizio. Escludiamo che dietro quel gesto ci sia la condivisione delle istanze dei manifestanti” mentre i sindacati Siulp e Ugl credono invece alla solidarietà. In un intervista al Corriere, un agente scelto del Reparto Mobile presente ieri in piazza Castello, conferma che “I motivi che hanno spinto molta gente ieri a scendere in piazza li condividiamo. Le tasse troppo alte, gli stipendi bloccati, il disagio economico a cui dobbiamo sottoporre le nostre famiglie li viviamo sulla nostra pelle. E anche noi non ce la facciamo più. Il rischio è alto –aggiunge – Noi agenti di polizia guadagniamo 1.300 euro al mese, viviamo una situazione di estrema difficoltà,quando facciamo ordine pubblico stiamo tutto il giorno in strada. Ci tagliano gli straordinari. La verità è che anche noi non ne possiamo più. E se la situazione non cambia, e anche piuttosto in fretta, molti vorranno legittimamente unirsi alla protesta con gesti di disobbedienza civile. Si può dar loro torto?”.

Tuttavia, nonostante il sindaco Piero Fassino si è detto “ preoccupato perché i torinesi non sono stati rispettati” aggiungendo che “manifestare è legittimo, ma non si può sconvolgere la vita della città e la normalità di chi la abita”, escludendo i disordini di Piazza Castello e qualche provocazione ai manifestanti da parte del centro sociale Askatasuna non si registrano scontri e tensioni particolari. Il presidio di piazza Pitagora, come riportato anche nel servizio del TG regionale del Piemonte, si è svolto in un clima assolutamente disteso dove i manifestanti aprivano periodicamente la strada, bloccata al traffico con uno striscione che riportava lo slogan “Alcuni italiani non si arrendono”, al traffico dopo aver distribuito volantini agli automobilisti in coda. Cori, qualche fumogeno ed un mare di tricolori, questo l’arsenale in dotazione ai manifestanti scesi in piazza che hanno manifestato tutta la loro insofferenza verso chi, come riporta un volantino distribuito, “ci ha accompagnato alla fame,distrutto l’identità di un Paese ed annientato il futuro di intere generazioni”.

Non si spiega dunque, questo scenario da “emergenza nazionale”, che viene dipinto dai delatori dell’iniziativa e da tanti media. Anche la tanto paventata “minaccia nera” perde di credibilità se si considera che i disordini maggiori sono stati innescati da gruppi e tifoserie tutt’altro che vicine ad ambienti di destra. Una sola cosa è certa, secondo gli animatori del comitato 9 dicembre, questo “è solo l’inizio”.

Cesare Dragandana

 

 

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