Roma, 5 ago – Ci sarebbe anche Medici Senza Frontiere, Ong fra quelle che non hanno firmato il protocollo d’intesa con il Viminale, nell’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa e che si sta allargando a macchia d’olio a tutti i soggetti impegnati a vario titolo nello scenario mediterraneo.

Ad oggi nessun avviso di garanzia è ancora stato inviato, ma con il passare dei giorni sembra che l’organizzazione tedesca Jugend Rettet possa non essere l’unica coinvolta. La magistratura sta infatti conducendo delle verifiche per capire i comportamenti delle Ong. Stando alle accuse, infatti, Iuventa non avrebbe agito da sola ma, in alcuni casi, avrebbe fatto da “staffetta” verso navi più grandi, come ad esempio quelle di Msf. I rapporti opachi non sarebbero dunque solo quelli con i trafficanti, ma anche quelli fra le stesse Ong.


Nella querelle, intanto, entra a gamba tesa anche Roberto Saviano. “Io sto con Medici senza Frontiere”, spiega in un editoriale su Repubblica. “Lo voglio dire ed esprimere chiaramente – continua – in un momento in cui sta avvenendo la più pericolosa delle dinamiche, ossia la criminalizzazione del gesto umanitario”. Quale criminalizzazione? “In questa triste fase storica  – prosegue Saviano – si sta configurando in Italia il ‘reato umanitario’. È il frutto di mesi di confusione, durante i quali tutte le parti politiche hanno soffiato  sul fuoco della paura. Dall’aberrante definizione di ‘taxi del mare’ di Di Maio sino a chi pone sullo stesso piano gli affari criminali fatti da Mafia Capitale e il business dei trafficanti con l’attività di chi salva vite. Tutti luoghi comuni banali, semplici, veloci per configurare il ‘reato umanitario’ “.

Peccato che, qualora le accuse venissero confermate, di umanitario ci sarebbe ben poco. Anche qualora vi fosse uno scopo più o meno accettabile, ciò non rientra tra le fonti del diritto né può agire da attenuante per dei reati che hanno a che fare con il traffico di essere umani, la tortura, l’omicidio. Ma questi, per un Saviano che dopo la figuraccia rimediata sull’Iran cerca di reinventarsi nel ruolo di esperto di diritto, sono forse solo degli spiacevoli inconvenienti collaterali, poca cosa per il nobile fine – questo sì – di sognare sindaci africani per le città italiane.

Nicola Mattei

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