Padova, se l’immigrato picchia il “compagno”

occupazione via Trieste-2Padova, 12 ott – Ieri sera a Padova la palazzina di via Trieste occupata dal centro sociale Pedro è stata presa d’assalto da un gruppo di nordafricani.

Secondo le prime ricostruzioni, degli spacciatori extracomunitari, seduti sui gradini dell’edificio, avrebbero impedito l’ingresso ai residenti. Ne sarebbe nato un alterco. In seguito all’arrivo di rinforzi tunisini, armati di catene e spray al peperoncino, gli occupanti della palazzina sono stati messi in fuga e costretti a barricarsi all’interno dell’edificio. Un militante del Pedro è finito al pronto soccorso. La polizia è subito arrivata sul posto, i tunisini sono fuggiti, e sono state effettuate le prime identificazioni dei presenti.


La vicenda ricorda particolarmente quella di via dei Volsci 32 a San Lorenzo, quartiere di Roma,  dove, per questioni legate al business della droga, ci fu un violento scontro tra sinistra antagonista ed immigrati.

“Siamo contro lo spaccio, qui vivono famiglie di nigeriani e insieme vogliamo combattere il degrado” – commenta un membro del centro sociale. Sulla pagina Facebook del Pedro la vicenda non viene neanche commentata.

Meno di una settimana fa però, il Pedro organizzava la “Degrado pride parade” contro le norme anti-degrado varate dal sindaco Bitonci.

A Padova la situazione sicurezza è ormai insostenibile: continui furti, spaccio dilagante, accoltellamenti, zone della città impraticabili dopo certe ore. Eppure, bisogna mantenere idilliaci i rapporti con i “fratelli migranti” per non perdere la faccia. Ma sostenere che l’immigrato sia “buono” in quanto tale o affermare che sia “cattivo” in quanto tale sono affermazioni della stessa banalità.

Quando si afferma, con tono boldriniano, cioè con il tono delle istituzioni, che si dice di voler combattere, che l’accoglienza deve essere totale ed indiscriminata, si ignora  l’esistenza di queste tensioni che troppo spesso sfociano in risse e rappresaglie e che stanno trasformando le nostre città in immense banlieu.

Roberto Guiscardo

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