roberto savianoRoma, 17 giu – La Cassazione ha stabilito che all’interno di Gomorra sono contenuti dei passi plagiati, ma Repubblica e Corriere del Mezzogiorno titolano così: “Plagio in Gomorra, la Cassazione accoglie il ricorso di Saviano”.

Questi i fatti: la Libra, editrice dei quotidiani Cronache di Napoli e Corriere di Caserta aveva denunciato per plagio Roberto Saviano, il quale avrebbe riprodotto pedissequamente nel suo libro Gomorra dei passi in modo indebito. In secondo grado i giudici avevano condannato Saviano al risarcimento di 60mila euro. Poi il ricorso dello scrittore napoletano che, su sette punti contestati, si è visto dar ragione solo su uno.

Sul profilo Facebook di Saviano, che fa di onestà e trasparenza i suoi punti forti, nessun riferimento alla bocciatura del ricorso. E dire che il testo della sentenza è cristallino: “Riguardo a tre dei sette brani riportati vi era stata una illecita appropriazione plagiaria degli stessi in quanto in questi casi il romanzo riportava quasi integralmente gli articoli in questione”. Sempre secondo la sentenza, il plagio non sarebbe comunque tale da compromettere l’originalità dell’opera.

Certo, la reticenza di Repubblica è scandalosa e in un paese normale, si smetterebbe di leggere un quotidiano che distoglie volutamente e artatamente i suoi lettori dal vero. Ma forse il problema è un altro: in un paese normale Saviano, che di Repubblica è collaboratore, non avrebbe bisogno di plagiare perché non sarebbe nemmeno un intellettuale di riferimento. Se l’Italia affondasse le sue radici culturali nella cortigianeria e nella retorica strappalacrime, allora Saviano potrebbe essere un Vate. Ma la nostra storia letteraria è molto diversa e vorrebbe intellettuali ribelli, innamorati della propria nazione, non sempre pronti ad assecondare il Verbo dei potenti. Dante e Foscolo patiscono l’esilio per amore della propria terra, Virgilio canta le armi e l’uomo, come Ariosto, D’Annunzio va alla guerra, Archiloco cerca l’equilibrio interiore. Tutto quello cui assistiamo oggi non è che un grottesco carnevale. Nell’attesa che finisca, aspettiamo la prossima fatica di Saviano. Potrebbe scrivere un’ode a Madonna Boldrini caduta da cavallo. Avrebbe una buona recensione su Repubblica e Foscolo, morto, non potrebbe denunciarlo per plagio.

Roberto Guiscardo

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