simunicZurigo, 17 dic – Il massimo organo del governo del calcio mondiale, la Fifa, ha inflitto 10 giornate di squalifica a Josip Simunic, difensore croato, per un coro al termine della partita di qualificazione al Mondiale brasiliano contro l’Islanda.

 

Il giocatore, a fine match, aveva infatti preso in mano un microfono, urlando verso i supporter croati: “Per la patria!”, ottenendo dai tifosi la risposta “Pronti!”. L’urlo di guerra degli ustascia croati non è piaciuto alla Fifa, che ha applicato la massima sanzione prevista dal codice disciplinare.

 

Quella contro Simunic è però una condanna verso tutta la Croazia non ben educata al bon ton della Fifa, che nella propria nota ufficiale stigmatizza la “interazione” del giocatore con i tifosi, il suo cantare “insieme con la folla”. Una situazione che ricorda pericolosamente il momento dell’inno nazionale.

 

Simunic quindi non giocherà il Mondiale, non potendo nemmeno entrare allo stadio durante le partite della Croazia. Non vedrà così lo scenario dove sono morti i tanti lavoratori, vittime delle precarie condizioni di sicurezza e dei ritmi massacranti imposti per rispettare le consegne. Situazione che ha portato ieri allo sciopero di 2000 operai.

 

Le morti bianche in Brasile si sommano all’elenco dei lavoratori deceduti nei cantieri in Qatar, per il Mondiale del 2022 (addirittura un morto al giorno). Anche questi risultano schiavizzati, mal pagati, costretti a lavorare a orario continuato e in condizioni di totale insicurezza.

 

Il codice disciplinare della Fifa però non prevede una condanna contro gli abusi su chi vive nella metà oscura del calcio, dove non arrivano le luci della ribalta e del politicamente corretto. Blatter si è limitato a chiedere ‘garanzie’ di miglioramento delle condizioni di lavoro, ma già si calcola che saranno più i lavoratori morti che i giocatori impegnati nel Mondiale.

 

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