cyberguerra TurchiaRoma, 16 mar – La Turchia va alla cyberguerra. Dopo le polemiche con Olanda e Germania in seguito al rifiuto dei due Paesi di concedere le autorizzazioni per comizi di ministri turchi sul loro territorio, Erdogan pare abbia scatenato una rappresaglia via social. Molti account Twitter di aziende, giornali, organi istituzionali, tutti di alto profilo, sono infatti stati attaccati da un gruppo di hacker. Tutti ad un certo punto hanno cominciato a pubblicare lo stesso messaggio, scritto in turco, con allegato un video di un discorso di Erdogan del 2009.

Nel tweet ci sono svastiche e alcuni hashtag con scritto “nazigermania e naziolanda”, unErdogan hackera twitter riferimento alle recenti tensioni diplomatiche fra il presidente turco e alcuni Stati europei e la frase “ci vediamo il 16 aprile”, giorno in cui si svolgerà il referendum costituzionale in Turchia. Fra i profili violati, quelli di Parlamento europeo, Amnesty International, Forbes, la società di treni Italo e il ministero della Sanità britannico. Non è chiaro in che modo gli hacker siano riusciti ad accedere a questi account. Molti hanno cancellato il tweet in turco nel giro di qualche minuto, mentre su altri è ancora visibile. Bloomberg stima che siano almeno 25 i profili violati. L’attacco non è ancora stato rivendicato da alcun gruppo o persona.

Il video contenuto nel tweet mostra pezzi di un discorso che Erdogan tenne al Forum economico mondiale del 2009 di Davos. Quel giorno Erdogan fece una cosa di cui si parlò per molto tempo: si rivolse con fare aggressivo al presidente israeliano Shimon Peres e gli urlò in inglese: “Un minuto!”. E poi: “Quando si tratta di uccidere, tu sai bene come fare”. Era il momento in cui la Turchia rompeva la sua storica alleanza con Israele. L’attacco è avvenuto quasi certamente tramite Twitter Counter, un servizio offerto da un’azienda olandese che permette di ottimizzare le campagne su Twitter e avere analisi più dettagliate sulle interazioni col proprio account, utilizzato da molti account attaccati.

Giorgio Nigra

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