Donne che parlanoRoma, 16 giu – Questa è la storia dell’ennesima follia del tardo femminismo. Siamo nel consiglio di amministrazione di Uber, si discute di sessismo e della necessità di inserire più donne nel consiglio di amministrazione dell’azienda. A un certo punto, Arianna Huffington – che oltre ad aver dato vita alla testata che il mondo intero invidia all’occidente è anche nel cda della multinazionale – afferma che “quando c’è una donna nel consiglio, probabilmente ce n’è anche una seconda”. A quel punto David Bonderman aggiunge: “Di sicuro ci sarebbero più chiacchiere”. Battuta che definire innocente è dire poco. L’audio della conferenza, ottenuto da Yahoo Finance, ha provocato le solite reazioni indignate del web sulla misognia imperante. A quel punto Bonderman è stato costretto al pubblico mea culpa: “Voglio scusarmi con il membro del consiglio di amministrazione per il commento irrispettoso rivolto nei suoi confronti durante la discussione di oggi. È stato inappropriato. Voglio anche scusarmi con tutti i dipendenti di Uber che si sono sentiti offesi dalla mia frase. Mi dispiace molto”.

Ma non bastava: l’uomo ha annunciato le sue dimissioni dal cda dell’azienda. Beninteso, dubitiamo che Bonderman si ritrovi ora in mezzo a una strada, ma il principio fa spavento lo stesso. La battuta, peraltro, si basa su una realtà documentata: già a diciotto mesi, le bambine padroneggiano in media novanta parole, i bambini maschi quaranta. Da adulte, le donne utilizzano circa ventimila parole differenti al giorno, gli uomini tredicimila. Le donne utilizzano la materia bianca del cervello, che controlla anche l’uso del linguaggio, dieci volte più degli uomini e nei centri cerebrali del linguaggio e dell’ascolto possiedono l’11% di neuroni in più rispetto agli uomini. Quindi si, più donne equivale a più chiacchiere.

Va del resto capito lo sdegno di Arianna Huffington, una che non è abituata agli stereotipi. Tranne quando si parla dell’Italia, dato che allo sbarco nel nostro Paese del suo sito, se ne uscì con un editoriale che sembrava tratto dai Soprano. La Huffington affermava di trovarsi “in empatia con quest’altra terra mediterranea dove la gente ti offre sempre qualcosa da mangiare e dove nulla è mai puntuale” e prometteva di mettere in luce “la consuetudine degli italiani di staccare la spina per ricaricarsi, perché disconnetterci da tutti i nostri dispositivi è uno dei modi migliori per riconnetterci con noi stessi, e con la nostra saggezza. Io, in particolare, amo la tradizione italiana del ‘riposo’ – ossia quel momento della giornata, nel pomeriggio, in cui i negozi e gli uffici chiudono – e della ‘passeggiata’, l’usanza di fare due passi la sera, quando le pressioni del giorno lasciano il posto all’aria fresca e al piacere della conversazione”. Ma, per carità, non parlatele di stereotipi sulle donne.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. Vorrei soffermarmi un momento sull’abitudine del riposo pomeridiano che abbiamo noi latini. A mio avviso essa dipende dalla latitudine in cui viviamo. Avete mai provato a far qualcosa da mezzogiorno alle quattro nei sei mesi più caldi dell’anno? Il sole picchia forte e non ha senso rischiare un’insolazione quando magari lo stesso lavoro lo si può svolgere svegliandosi prima la mattina e prolungarlo all’imbrunire.
    Gli stereotipi della signora Huffington che viene da una cultura nordeuropea dove il sole a mezzogiorno non picchia come qua e le giornate sono più corte d’inverno comportando la necessità di concentrare tutta l’attività nel momento centrale della giornata, non li vede?

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