Prato, morti sette operai cinesi: una tragedia annunciata

Prato, 2 Dic – E’ salito a sette morti e tre feriti, di cui due gravi, il bilancio ancora provvisorio delle vittime, tutte di nazionalità cinese, causate da un incendio scoppiato domenica mattina in una fabbrica dormitorio della periferia industriale di Prato. I lavori di soccorso da parte dei vigili del fuoco sono proseguiti tutta la notte alla ricerca di superstiti o di eventuali altri cadaveri.  Operazioni rese difficili sia dal crollo della parte aziendale in cui erano situati i loculi in cartone destinati al riposo notturno degli operai, sia dal numero ancora incerto delle persone presenti al momento in cui è divampato il rogo.


«Una tragedia annunciata» secondo l’assessore alla Sicurezza del comune di Prato Aldo Milone, da anni impegnato sul fronte della lotta all’illegalità cinese, che punta il dito sul mancato «rispetto dei diritti del lavoro e delle più elementari norme di sicurezza» da parte delle imprese orientali e si dichiara «arrabbiatissimo» reclamando «più uomini e più risorse per potenziare l’attività di controllo preventivo».

L’eco della notizia ha raggiunto anche il governatore della Toscana Enrico Rossi che, giunto sul luogo della strage, ha chiesto al governo «di intraprendere rapporti istituzionali con la Cina» lamentandosi del fatto che quest’ultima è intervenuta «troppo poco e troppo lentamente» per contrastare quella che a suo avviso è «la più grande realtà di lavoro sommerso d’Europa».

Se anche la Cgil, che è sempre rimasta molto defilata nel denunciare le condizioni di sfruttamento dei lavoratori cinesi, è intervenuta sulla vicenda con un comunicato, si capisce come a Prato, al pari del resto  del paese, sembra un destino che solo di fronte alla morte si riesca a squarciare il velo di silenzio e complicità che, in nome del profitto,  politica locale, sindacati e categorie imprenditoriali hanno da sempre posto sul tema dell’illegalità cinese al fine di coprire interessi trasversali e bieche connivenze.

foto-3-1 Il potere della morte di far parlare per i vivi e di fare uscire, sebbene con l’approssimazione dettata dall’impeto, parole insospettabili da parte di chi fino a poco prima si era comportato come le tre scimmiette che non vedono non sentono e non parlano. Parole come responsabilità, prevenzione, condizioni di lavoro, sfruttamento, civiltà, schiavitù, concorrenza sleale. Parole che fanno breccia a Prato, che con la sua Chinatown più grande d’Europa, vede la tanto sbandierata integrazione cozzare con i dati di un’evasione fiscale da un miliardo l’anno, del 95% di aziende cinesi controllate a cui vengono riscontrate gravi irregolarità, di lavoratori  schiavi che vivono mangiano e dormono 24 ore su 24, 365 giorni l’anno in piccole nauseabonde celle di cartone, e delle tante, tantissime aziende pratesi ed italiane che, trovandosi a competere con tutto questo, non possono far altro che chiudere.

 

Francesco Corrieri

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