triesteTrieste, 23 lug – E’ successo questa mattina a Trieste: un gruppo di profughi che camminava lungo i binari ferroviari tra Monfalcone e Ausina, ha causato il blocco e poi il rallentamento dei treni che hanno accumulato ritardi fino a mezz’ora.

In principio si è pensato a una protesta, per scoprire che così non era: gli immigrati semplicemente stavano passeggiando in mezzo ai binari. Sono stati condotti alla stazione di Sistiana per controlli.

Trieste già a giugno ospitava 850 profughi, dei quali 87 senza sistemazione. Erano 202 a dicembre 2013, con un aumento quindi di oltre il 400% in un solo anno e mezzo. L’assessore comunale al welfare Laura Famulari aveva lanciato l’allarme “Siamo saturi, non ce la facciamo più ad accoglierne di nuovi”.

Nella vicina Gorizia, invece, sempre a Giugno lo storico Parco della Rimembranza era stato trasformato in dormitorio a cielo aperto: 40 immigrati si erano lì accampati per giorno, tanto da far esclamare al sindaco Ettore Romoli: “Questa città ormai è un rione di Kabul, ma secondo alcuni non è ancora sufficiente. Sarei felicissimo se il piano-Torrenti fosse rispettato, invece la realtà è sotto gli occhi di tutti. Lo dobbiamo all’allestimento del campo Francesco voluto dalla Provincia, nel settembre dello scorso anno, per ospitare la sessantina di persone che bivaccava sugli argini dell’Isonzo. Grazie a quella favolosa intuizione oggi siamo al punto in cui siamo: 500 profughi tra Gorizia e l’Isontino sui 2000 totali presenti in regione. Per cosa poi? Tanto l’asilo politico in qualche maniera lo otterranno tutti. E allora che senso ha farli aspettare così a lungo? Raduniamoli e proclamiamoli “Todos caballeros”, come fece Carlo V nel 1541 durante una visita ad Alghero per assicurarsi le simpatie della popolazione locale”.

A distanza di un mese e mezzo, ecco il nuovo fenomeno dei profughi erranti sui binari.

Cristiano Coccanari

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