zingareRoma, 13 nov – Torna la paura di rapimenti di bambini da parte dei nomadi. La “leggenda nera” è sembrata diventare per un attimo realtà quando lunedì, alla stazione metro di Roma Ponte mammolo, una nomade bulgara di 25 anni è stata arrestata con l’accusa di tentato sequestro di persona. La rom avrebbe cercato di rapire un bambino di otto mesi strappandolo alla madre che lo stava cambiando su una panchina all’interno della stazione.

Secondo quanto riportato dal Messaggero, fonte che non sembra esattamente impregnata di xenofobia, la madre era appena scesa da un vagone della metropolitana e stava per dirigersi al capolinea dei pullman Cotral per tornare al suo paese, a Vicovaro. Dopo aver deciso di cambiare il bambino sulla panchina, la donna ha visto avvicinarsi la nomade, che ha afferrato il bambino per una gamba, strattonandolo, ed è fuggita verso l’uscita.

A fermarla ci hanno pensato due due ragazzine 16enni del vicino quartiere San Basilio, che hanno inseguito la nomade, l’hanno raggiunta e hanno ripreso il bambino. Nel frattempo anche le guardie giurate dell’Italpol sono accorse e hanno bloccato la rom, poi consegnata ai carabinieri e portata nel carcere di Rebibbia. Secondo quanto raccontato dal personale in servizio, la nomade già in mattinata aveva infastidito una signora con un carrozzino ed era stata allontanata, ma poi aveva continuato a girovagare nella stazione della metro.

Insomma, quello che è ritenuto uno dei parti più odiosi della vox populi più becera, ha rischiato di concretizzarsi drammaticamente in una stazione periferica della metropolitana di Roma. Ovviamente la cautela è d’obbligo. Recentemente, il ritrovamento di bambine bionde in insediamenti rom greci e irlandesi ha riacceso le polemiche sui rapimenti di bambini. Poi si è scoperto che una era la figlia albina della famiglia rom e l’altra era figlia di una donna bulgara, che l’aveva data in “affidamento” a una famiglia rom pochi giorni dopo la nascita “perché non potevamo darle da mangiare”. Premesso che quest’ultimo caso è molto poco chiaro e comunque testimonia di un traffico sotterraneo quanto meno controverso, il fatto indica comunque che sull’argomento è meglio non farsi prendere dall’emotività.

Di denunce – mediatiche e giudiziarie – circa casi di tentati rapimenti da parte di nomadi sono piene le cronache. D’altra parte non si ha invece notizia di una sola condanna. Addirittura, sui media progressisti, il pregiudizio è stato invertito, snocciolando i numeri dei figli sottratti dallo Stato italiano alle famiglie rom, come a dire che siamo noi a rubare i loro figli, non loro i nostri. Deriva surreale: come se i bambini rom venissero sottratti alle famiglie per il razzismo delle istituzioni e non, invece, per le condizioni igieniche, sociali, culturali, economiche, scolari disastrose in cui essi si trovano nei campi. Resta in ogni caso il problema di una fascia di popolazione decisa ostinatamente a vivere in modo parassitario, illegale, campando sullo sfruttamento di minori, donne e disabili. Un problema che in Francia persino un governo imbevuto di ideologia progressista sta trattando come tale, mentre noi arriveremo al solito da buoni ultimi.

Giorgio Nigra

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