MivarAbbiategrasso, 10 mar – E’ nelle difficoltà che emerge di che pasta siamo fatti. E non fa eccezione il signor Carlo Vichi,90 anni, fondatore della storica azienda Mivar di Abbiategrasso, alla porte di Milano, l’unica produttrice di apparecchi televisivi in Italia. Il signor Vichi ha voluto raccontare la sua storia a Domenico Iannacone della trasmissione “I Dieci comandamenti” in onda su Rai3.

Una storia fatta di sacrifici, passione e tanto coraggio iniziata nel 1945 quando, non ancora ventenne, si cimentava nella realizzazione dei primi prototipi sul banco da lavoro della propria abitazione. Poi il boom economico, uno stabilimento in cui lavoravano 900 persone e che sfornava un milione di apparecchi a tubo catodico all’anno. E il lavoro, come testimonia la moglie, la fabbrica e i suoi operai al primo posto, sempre, 365 giorni all’anno. Quando Iannacone gli chiede se è fiero della sua fabbrica la risposta è lapidaria “Be, insomma, questo sono io.”

E poi la crisi, la concorrenza spietata dei brand asiatici, uno Stato-vampiro che lo ha messo in ginocchio con le sue gabelle e balzelli. E una nuova fabbrica di due piani per 120mila metri quadrati, con mensa e presidio sanitario, già costruita e pronta per entrare in azione. Ma la produzione non è mai partita. E nonostante tutto il signor Vichi ha sempre pagato fino all’ultimo centesimo di tasse ed Imu, spendendo, dal 2000, 100 milioni di euro, verificando che fosse tutto sempre in funzione e pronto ad un nuovo inizio che sembra non arrivare mai. “Molti pensavano che con i risparmi mi facessi una casa. Ma io ho fatto questo, immaginando tanta gente muoversi e che mi sorridesse”, questa la spiegazione ai microfoni di Rai3 sul perchè di questo investimento .

Il signor Vichi ha ricevuto dalle mani dei suoi dipendenti l’ultimo apparecchio firmato Mivar, con sopra un saluto, una firma,un augurio, da tutti i suoi operai ed operaie. Ma sarebbe bello che questo non fosse l’ultimo atto di una storia esemplare di imprenditoria italiana. E questo lo pensa prima di tutti il proprietario: “Ho un sogno. Poter dire ricominciamo a quanti ho detto: è finita. E per farlo, un’idea c’è. Se una società di provata serietà accetta di fare televisori in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo. Ma chiedo che assuma mille e duecento italiani, abbiatensi, milanesi. Questo chiedo. Veder sorridere di nuovo la mia gente“.

Un grande imprenditore, una fabbrica nuova di zecca, un testimone da passare e non una sconfitta, un gesto di grande generosità che può ridare la lavoro e dignità a tanti. A testimoniare che alcuni italiani non si arrendono.

Valentino Tocci

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