report benigni umbria studiosRoma, 18 apr – Nel 1999 Roberto Benigni vince il premio Oscar come miglior attore protagonista e per il miglior film straniero con “La vita è bella”. Un’impresa che galvanizza l’Italia e, soprattutto, Terni, dove il film è stato girato. E così, quando il comico toscano propone all’amministrazione comunale di dar vita agli “Umbria Studios” e far concorrenza a Cinecittà, immediatamente il Comune reperisce fondi europei, statali e, ovviamente, locali per avviare i lavori di bonifica e ristrutturazione di alcuni stabili presenti nella frazione di Pavigno. Un investimento che, spiega il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, finisce per superare i dieci milioni di euro. Benigni e la sua compagna e attrice Nicoletta Braschi, però, accumulano un passivo di ben cinque milioni di euro e così, nel 2005, dopo gli insuccessi di “Pinocchio” e “La tigre e la neve”, arriva la furbata: a rilevare gli studi di Terni (inclusi i debiti accumulati dal premio Oscar), senza investirci né produrci nulla, è Cinecittà Studios, società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Andrea Della Valle, creata per gestire il ramo d’azienda che lo Stato, nel ’97, sotto il governo Prodi, aveva deciso di privatizzare, trasformando Cinecittà da ente pubblico economico in società per azioni.

“Nel ’97 la società pubblica Ente Cinema, proprietaria di Cinecittà, di cui era amministratore Luigi Abete, già allora nel cda di Bnl, cede la gestione degli studi cinematografici, alla società Cinecittà Studios, il cui presidente era lo stesso Abete. Tra i soci c’è subito Aurelio de Laurentis e poco dopo entorano Diego Della Valle e la Banca Nazionale del Lavoro. Successivamente anche Abete ne diventa azionista”, evidenzia Giorgio Mottola, nel suo servizio per Report sulla vicenda di Pavigno, andato in onda ieri sera su Rai 3, nonostante le minacce di Benigni. Un conflitto di interessi in piena regola, che produce ben 32 milioni di euro di debiti, anche a causa di Cinecittà Parchi, società creata dal trio per dar vita a parchi tematici, con vari contenziosi aperti per mancati pagamenti. Senza contare il declino produttivo di Cinecittà, dove ormai si girano poche decine di film per il cinema ed il totale abbandono in cui versano gli studi di Papigno. Per tutti loro, però, adesso si avvicina il momento di scaricare su altri i debiti loro e del comico (soltanto 3,9 milioni dei debiti accumulati dall’attore, infatti, sarebbero stati coperti da Cinecittà): come conferma il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, infatti, lo Stato si prepara a riacquisire Cinecittà, dopo lo sfacelo della gestione privata con il quale è anche aperto un contenzioso per una cifra che si aggirerebbe sui sei milioni di euro. A pagare per Abete, Benigni e per tutta la compagnia, dunque, saranno i cittadini.

Sulla questione Roberto Benigni ha preferito non rispondere. A parlare è stato, invece, il suo avvocato, Michele Gentiloni Silveri, cugino del premier, il quale, prima che la trasmissione andasse in onda ieri, aveva diffidato in forma ufficiale il programma, riservandosi di chiedere i danni per i contenuti “diffamatori” eventualmente andati in onda. La strenua difesa di Report che Benigni aveva sottoscritto nel 2011 in funzione antiberlusconiana sembra esser passata in secondo piano. Ora è solo un giullare di corte.

Emmanuel Raffaele

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