Roma, 14 gen – Un antico proverbio recita “scusa non richiesta, accusa manifesta”. Un proverbio che calza perfettamente all’ultimo editoriale di Repubblica, che reca il pomposo titolo Indipendenza e libertà al servizio dei lettori. Il motivo di questa excusatio non petita è la vicenda giudiziaria riguardante Carlo De Benedetti, ossia il potente editore della stessa Repubblica, dell’Espresso e della Stampa.

de benedetti repubblicaQuesti i passaggi-chiave dell’editoriale: «Di fronte alle notizie e alle polemiche che coinvolgono Carlo De Benedetti, a lungo editore di questo giornale, la direzione di Repubblica sente la necessità di rivolgersi a tutti voi lettori per salvaguardare un patrimonio di fiducia maturato nel tempo. […] ci teniamo a sottolineare che nessun interesse improprio ha mai guidato le scelte giornalistiche di Repubblica e nessun conflitto di interessi ne ha mai influenzato le valutazioni. […] I lettori conoscono questo impegno giornalistico e civile, un giornalismo di indipendenza e libertà a cui siamo sempre stati fedeli e che continuerà ad essere la cifra di Repubblica. I rapporti, i giudizi e le iniziative di Carlo De Benedetti sono fatti personali dell’Ingegnere. Questo giornale ha sempre avuto a cuore la propria indipendenza e goduto di una totale libertà di scelta».

Insomma, un appello strappalacrime e una rivendicazione d’indipendenza rivolti al pubblico. Peccato che moltissimi lettori non abbiano gradito. Scorrendo i commenti in calce all’articolo, infatti, in molti hanno espresso il loro malcontento per la deriva presa dal giornale negli ultimi tempi. C’è chi, ad esempio, scrive: «State raschiando il fondo, l’avesse fatto Di Maio, Salvini o Berlusconi avreste la notizia in prima pagina per una settimana, siccome l’ha fatto l’amico Renzi con il capo De Benedetti, allora liberamente decidete di non parlarne. Siete il peggio del peggio del giornalismo indipendente!». Questo, invece, il commento di un lettore storico e deluso: «Un giornale può avere una linea editoriale, ma, se vuole autorevolezza, deve essere oggettivo almeno nel racconto dei fatti e soprattutto deve dare le notizie, incluse quelle scomode alla propria linea editoriale. Non mi è sembrato che questo giornale sia stato così negli ultimi anni».

Oltre alle accuse di essere un «giornaletto di propaganda globalista» o di aver dilapidato un patrimonio, c’è anche chi cerca di fotografare questa involuzione: «Beh, per chi, come me, ha letto Repubblica dal primo numero e ha visto la sua trasformazione in questi ultimi anni, questo editoriale crea un senso ulteriore di disgusto. No Signori, siete di parte, schierati acriticamente su una linea a differenza di come eravate (o almeno sembravate, forse sono io che non ho capito nulla prima). La deformazione delle notizie, le fake news, gli attacchi ad alcuni e i silenzi su altri vi hanno ridotto al livello di Libero, ma almeno quello è un giornale coerente. E sì che il vostro pubblico è composto da persone per lo più di una certa cultura, attenti al mondo, che sanno informarsi, che discutono… pensavate davvero che avremmo accettato tutto ciò supinamente?».

Questi commenti di molti disillusi e scontenti riflettono del resto il crollo delle vendite del quotidiano di De Benedetti. Stando ai dati di Ads (Accertamenti Diffusione Stampa), Repubblica è passata da vendere 500-600 mila copie al mese (decennio 1998-2008) alle striminzite 175 mila di ottobre e novembre 2017. Il tracollo, in particolare, è diventato evidente nell’ultimo quinquennio, ossia in parallelo all’azione del governo a trazione centrosinistra. Così un lettore arrabbiato: «Per deludere qualcuno bisogna che questo qualcuno abbia delle aspettative. Chi è rimasto, tra i lettori di Repubblica (una frazione di quelli di 10 anni fa) sicuramente non ha (più) aspettative che questo sia un giornale indipendente. Certo da giornale del civismo a Radio PD il passo è stato quantomeno inaspettato, ma forse eravamo noi, all’epoca, a non avere gli occhi aperti e a credere alle favole». Al che un altro commentatore deluso risponde: «Esatto, è che purtroppo all’epoca ancora non esisteva internet e noi avevamo gli occhi foderati».

Insomma, questi dati allarmanti si inseriscono senz’altro nella più generale crisi del cartaceo, ma un crollo di tali proporzioni – come confermano molti lettori infuriati – è figlio soprattutto della supina acquiescenza di Repubblica a Renzi e Carlo De Benedetti, «tessera numero uno del Pd». E così, tra Scalfari che propone golpe oligarchici, continue pseudo-inchieste su «Nazitalia», diffusione di fake news sulla Siria e inquietanti richieste censorie nei confronti della stampa alternativa, si capisce perché Repubblica abbia perso in autorevolezza e addirittura in credibilità. E cioè due prerogative che si costruiscono in anni di serio e duro lavoro, non certo con editoriali estemporanei e di dubbia opportunità.

Elena Sempione

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  1. una cosa che non hanno capito tutti media tradizionali,è che è finito il tempo in cui potevano pubblicare notizie di parte…
    o vere e proprie falsità:
    oggi chiunque voglia può aprire internet (che è distante solo un tocco sullo smartphone)
    e stare direttamente sulla notizia in tempo reale…
    conoscerne gli aggiornamenti all’istante,
    vederne mille versioni con tutti i pro e i contro,
    nonchè sapere chi dice cosa,
    cosa ci guadagna a dire quello che dice,
    e perchè.
    per questo c’è sempre meno gente che legge giornali…
    e che guarda solo la tv:perchè i media tradizionali non hanno più il monopolio delle notizie,e con esso la possibilità di manipolare l’informazione:
    e in un mondo di informazione libera,è ovvio che il giornalismo classico…quello composto da gente che fa un mestiere stipendiato e che per questo rende conto più
    a colui che lo paga,piuttosto che a lettori e telespettatori
    non ha alcun futuro.
    e se non si muoverà a riformarsi pesantemente…
    cesserà di esistere.

    • C’è da augurarselo che questi media falliscono! Sono così terrorizzati che per questo che lanciano l’allarme sulle “feic nuis” un termine che canzono, visto il livello patetico del dibattito, perchè la falsa indignazione sulle vere o presunte bufale su Internet, dimenticandosi delle bufale gravi e infami che negli anni hanno diffuso, del servilisimo verso i loro padrini economici e politici, dossieraggi, mezze verità e mezzi silenzi… Poi questa carta igienica lo paghiamo noi tramite sovvenzioni e artifizi, purtroppo servono ancora come strumento di potere ricattaule, perchè se era per il “mercato” questi baracconi sarebbero già in liquidazione coatta! A cominciare dal baraccone dello squallido arraffone De Benedetti, uno che avrebbe dovuto mangiare merda in galera! E i suoi giornali nello sciacquone ricoperti di escrementi.

  2. repubblica,la stampa, l’espresso……….volete farmi star male,questi giornaletti autoreferenziali mi hanno sempre provocato orticaria , nausea e vomito, specialmente nel momento in cui tentano di “educarti al pensiero unico globalista radical-chic” e quando cercano di mettere al primo posto froci, lesbiche, immigrati, ermafroditi e zingari e poi gli stronzi italiani che devono pagare, subire e stare muti……..auguroni. Prima o poi la gente si stanca di essere presa per il culo.

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