renzi scuolaRoma, 17 giu – La tornata delle amministrative, che nelle intenzioni del premier doveva servire a consolidare il 40% delle europee, si è trasformata invece in una sconfitta per l’esecutivo. I ballottaggi hanno messo la ciliegina sulla torta, e ora assistiamo ai primi effetti.

“Quest’anno con tremila emendamenti mi pare difficile che si assumano i precari. Si andrà al prossimo anno”, ha annunciato il premier. Niente più assunzione dunque per i 100mila precari della scuola che attendono da tempo una qualche forma di stabilizzazione. La colpa? Della minoranza, ca va sans dire. Quella stessa minoranza che è sempre stata affrontata più che di petto dal premier stesso, non rinunciando anche a comportamenti poco ortodossi pur di superare qualsiasi forma di ostruzionismo. Non in questo caso, evidentemente.

Forse la sconfitta ha rimescolato le carte in tavola all’interno del partito, forse Renzi vuole prendersi una vendetta molto personale contro il mondo della scuola reo di essere sceso in piazza annunciando di non votare più per i Democratici. Fatto sta che il tono si fa conciliatorio, quasi di noncuranza per il probabile rinvio del ddl Buona Scuola: “Nei prossimi tre giorni la minoranza può lavorare a togliere o ridurre gli emendamenti in commissione per consentire alla riforma di essere approvata nei tempi stretti”, spiegano dal Pd. L’idea era di arrivare a conclusione entro metà mese, tanto basta per dire che siamo già agli sgoccioli se non addirittura in ritardo.

Che l’atteggiamento sia di malcelata vendetta nei confronti degli insegnanti lo si rileva anche dal fatto che, sin da tempi non sospetti, i sindacati avevano chiesto di stralciare le norme sulla loro assunzione, rendendole indipendenti dalla riforma della scuola. “Non vi può essere alcuna motivazione che giustifichi il rinvio dell’assunzione di quanti lavorano da anni nella scuola”, ha detto il segretario Cisl Annamaria Furlan, mentre è stata più dura il leader Cgil Susanna Camusso: “E’ una pura operazione di vendetta. Siccome non gli abbiamo dato ragione dice che non si assume“.

Filippo Burla

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