downloadRoma, 28 ago – C’è ancora una camionetta  della polizia a chiudere la via che porta all’ingresso dell’ex stazione ferroviaria “Farneto”, il mostro di cemento situato proprio sopra lo stadio Olimpico di Roma, praticamente ai piedi di Monte Mario. Lo sgombero è avvenuto in mattinata senza disordini e i sigilli al cancello segnano la conclusione dell’avventura di Area 19, la “postazione nemica” nata nel 2008 in quello spazio inagibile.

La stazione venne costruita in occasione dei Mondiali di Italia ’90 e nella mente dei suoi ideatori avrebbe dovuto costituire un ulteriore snodo per l’afflusso delle persone intorno allo stadio durante quei giorni. Un progetto di tutto rispetto quindi, si potrebbe addirittura azzardare il termine di “grande opera”. Durò quattro partite.

Una spesa di quasi 90 miliardi di vecchie lire per un’infrastruttura che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello della città che ospitava il Mondiale di calcio ed era tutto sbarrato prima ancora di sapere chi sarebbe andato ai quarti di finale. Una speculazione gigantesca che consegnò l’impianto all’incuria e all’abbandono, tuttalpiù bivacco occasionale per le scorribande di qualche sbandato.

Ci sono voluti quasi 20 anni perché il gigante sotto la montagna riprendesse vita, ma non è certo il Comune di Roma che va ringraziato, né tanto meno il ministero delle Infrastrutture o le Ferrovie dello Stato. Va ringraziata, pensate, CasaPound Italia, che all’epoca ancora costituiva una realtà politica in fieri e che da poco aveva impostato la sua struttura su scala nazionale.

Fu l’atto volontario dei suoi membri a portare all’occupazione della stazione e alla nascita di Area 19, la nuova realtà non conforme nel cuore pulsante di Roma. Nei suoi sette anni di vita Area 19 è stata teatro di una serie innumerevole di iniziative ed eventi, dalle manifestazioni sportive alle conferenze, passando per concerti, corsi di primo soccorso, progetti politici, corsi di formazione, spettacoli teatrali, raduni nazionali, rappresentando così un punto di aggregazione proprio lì, in quella cattedrale nel deserto simbolo del degrado politico radicato nelle ultime amministrazioni capitoline (comprese quelle “di destra”, che nulla hanno fatto per permettere a Cpi di consolidare questa postazione).

stazione_farneto_area_19A quanto pare però nei piani del superprefetto plenipotenziario Gabrielli non rientra certo l’esistenza di un simile spazio. Col Giubileo ormai alle porte la Città Eterna si rifà il look e torna a rispolverare le parole d’ordine di legalità e sicurezza. Nell’epoca del paradosso può succedere che un’amministrazione falcidiata dagli arresti, collusa con ogni tipo di criminalità più o meno organizzata, complice delle peggiori nefandezze sulla pelle dei propri cittadini, tempestata da scandali e avvisi di garanzia, proprio questa amministrazione che quando sembra aver toccato il fondo riesce sempre a trovare una pala per scavare ancora, voglia rifarsi una verginità politica andando a chiudere una realtà che andrebbe solo presa ad esempio per il miracolo che è riuscita a fare in quello scempio di posto dimenticato da Dio e dal Comune.

Ma ormai il danno è fatto, non resta quindi che concentrarsi sui possibili utilizzi che lor signori vogliono fare dell’ex stazione Farneto. Su questo punto sembra non avere dubbi il vicepresidente di CasaPound Italia Andrea Antonini: “Con lo sgombero della Stazione Farneto i soliti noti già si fregano le mani” si legge in una sua nota. “Quella di oggi è l’ennesima vergogna di un’amministrazione senza pudore, che lascia i malavitosi nelle case popolari, consente abusivismo e illegalità a tutti i livelli ma è pronta a sacrificare ad affaristi e palazzinari uno spazio di aggregazione e di solidarietà che per anni ha portato avanti attività nel campo del sociale”.

A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, e comunque la solerzia ad orologeria di Gabrielli continua a colpire sempre lì dove l’opposizione a questa continua macelleria sociale è radicata e viva più che mai.

Quindi il piano è questo: arriva il Giubileo e con questo arriva l’occasione per un’altra pioggia di soldi, con in più la scusa ideale per nascondere la polvere sotto al tappeto grazie a questi escamotage. Forse con l’anno santo qualcuno sente odore di indulgenza, ma avrebbe molta più dignità a comprarsela come si è sempre fatto, invece di usare gli spazi sociali come lavacro per la propria coscienza.

Michele de Nicolay

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