sinagogaRoma, 18 gen – A poco più di un anno di distanza dall’ultimo episodio il Fatto Quotidiano torna a registrare la testimonianza di un’aggressione avvenuta all’interno del quartiere ebraico. Nel novembre del 2012 il giornale di Antonio Padellaro aveva diffuso il video dell’imboscata subita da alcuni occupanti del teatro Valle; ieri ha riportato, invece, la testimonianza di quattro ragazzi aggrediti in piena notte nei pressi di via del Portico d’Ottavia. Secondo la ricostruzione dei fatti effettuata dagli aggrediti, uno dei quali, Vladimiro, ha deciso di rifiutare l’anonimato e ha acconsentito a essere ripreso, dopo aver mangiato una pizza i quattro amici stavano per rincasare. Sulla via del ritorno lo stesso Vladimiro ha strappato un lembo di manifesto sul quale era scritto “Sharon uno di noi”, in riferimento alla scomparsa dell’ex premier israeliano. E’ a questo punto che si palesa dal nulla un nutrito gruppo di individui armati, i quali, dopo aver minacciato i malcapitati, sono passati alle vie di fatto colpendoli ripetutamente, provocando diverse ferite e lividi e un taglio alla testa, suturato con dei punti, a Vladimiro. Il gruppo di amici è riuscito a fuggire, rifugiandosi nella postazione dei carabinieri situata nei pressi della Sinagoga. Stando alla loro descrizione gli aggressori sarebbero stati una quindicina, armati di spranghe, bastoni, mazze da baseball e martelli e alcuni di loro indossavano la kippah.

L’episodio ha riaperto la questione, mai chiarita, sulla presenza di alcune ronde di ebrei, armate e organizzate per scoraggiare la presenza nel quartiere di ospiti indesiderati. Al riguardo il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici smentisce in maniera categorica, assicurando solo l’esistenza di comitati di quartiere costituiti da genitori e nonni, una sorta di “nonno Libero” al servizio della comunità. In realtà proprio le ulteriori dichiarazioni di Pacifici lasciano lo spazio a interpretazioni ben diverse, soprattutto quando si lascia scappare che quella ebraica è “una comunità che in qualche maniera si deve tutelare. Conosciamo bene i gruppi neonazisti di Roma, se vengono qui trovano qualcuno che li aspetta, fa parte del gioco”. Parole forti che non incontrano il consenso di tutti gli ebrei romani, molti dei quali, attraverso commenti sul web, si dissociano da questa visione tesa a confermare ancora nel terzo millennio l’esistenza di un vero e proprio ghetto, creato, questa volta, dall’interno. Così come non sono piaciute a molti le evidenti e diffuse manifestazioni pro Sharon, un premier da commemorare, ma non certo da esaltare in maniera acritica. A Pacifici il compito di placare le polemiche interne, alle forze dell’ordine quello di far luce su quanto avvenuto la scorsa notte, per verificare se esistano realmente queste famigerate “ronde del ghetto”.

Francesco Pezzuto

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