Rosa, la centenaria risarcita per le marocchinate del 1944

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Elementi dei “goumiers”, truppe africane nell’esercito francese durante la seconda guerra mondiale


Roma, 24 set – Circa 12mila goumiers, truppe nord-africane composte soprattutto da marocchini ma includenti elementi algerini, tunisini e senegalesi, inquadrate nelle fila dell’esercito francese e al comando del generale Alphonse Juin, parteciparono all’invasione dell’Italia insieme alle forze anglo-americane e canadesi. Il 14 maggio 1944 i goumiers riuscirono a superare le linee difensive tedesche sui monti Aurunci e nell’adiacente valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav. In seguito a questa battaglia lo stesso generale Juin avrebbe dato ai suoi soldati cinquanta ore di libertà, ossia disponibili per scatenarsi contro la popolazione civile della piana della Ciociaria: “Alle spalle del nemico vi sono donne, vino e oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete” – questo il discorso attribuito all’alto ufficiale francese, che parla non solo per lui ma anche per il carattere dei suoi uomini.

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Lapide commemorativa delle vittime civili di Esperia (Fr)

E così fecero gli invasori venuti dall’Africa, precursori dei loro nipoti e pronipoti nuovamente invasori e altrettanto delinquenziali. Saccheggi, stupri di massa, omicidi ed eccidi che straziarono la popolazione civile per oltre due giorni: ad Esperia, in provincia di Frosinone, che allora contava circa 2500 abitanti, ben 700 subirono violenze ad opera dei goumiers, e numerose furono le vittime, alcune delle quali uomini che tentarono di difendere le proprie mogli, sorelle e figlie e furono torturati e brutalmente assassinati a sangue freddo.

Su queste vicende Alberto Moravia scrisse il romanzo La Ciociara, dal quale Vittorio De Sica trasse l’omonimo film interpretato da Sofia Loren.

Complessivamente, alle violenze sulla popolazione civile poi passate alla storia come marocchinate sono ascrivibili, in Italia, circa 7mila stupri, oltre che crimini di guerra di ogni tipo, che per altro furono il segno distintivo dell’occupazione del nostro paese.

Rosa fu una delle vittime: 27enne all’epoca, come riportato dal Corriere della Sera che ha scoperto la vicenda, in seguito alle violenze subite venne ricoverata in ospedale alcuni mesi dopo la violenza e negli anni subirà poi una serie di interventi chirurgici. Fu solo nel 1992 però che alla povera donna, ormai 75enne, venne riconosciuta la pensione di guerra di ottava categoria per l’infermità ‘stato nevrosico’ contratta a seguito della violenza carnale subita in epoca bellica. Lo stesso anno, gli avvocati della signora Rosa chiedono però un’integrazione in base a una sentenza della Corte Costituzionale del 1987: “La violenza carnale comporta … la lesione di fondamentali valori di libertà e dignità̀ della persona … e la loro riparazione è doverosa”.

Da quel momento passano, incredibilmente, altri 23 lunghi anni per arrivare a questo 2015 quando l’ultimo giudice, della Corte dei Conti, respinge l’appello del Ministero dell’economia e finalmente riconosce alla sfortunata vittima innocente degli invasori il passaggio della pensione alla quarta categoria. Rosa, a 98 anni, l’ha finalmente avuta vinta. E lo Stato italiano, che si riconosce in quella tragedia chiamata liberazione e accoglie a braccia aperte nipoti e pronipoti degli assassini, giustamente paghi: lunga vita a nonna Rosa.

Francesco Meneguzzo

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