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Il commissario della Regione Sicilia per l’Expo, Dario Cartabellotta (a destra) mentre tenta di asciugare e ripulire a mano il padiglione “cluster bio-mediterraneo”

Milano, 7 mag – Il padiglione delle belle speranze, quello che sotto la roboante denominazione di “Cluster bio-mediterraneo” doveva rappresentare all’Expo milanese 11 paesi del Mare Nostrum sotto la guida della Regione Sicilia è letteralmente naufragato nelle infiltrazioni d’acqua, tra sporcizia e deserto di visitatori. Soprattutto, nel caos e nell’incapacità che da due anni segna più di ogni altra caratteristica la gestione siciliana del presunto governatore Rosario Crocetta.

Non era stato evidentemente sufficiente gettare sul lastrico la più grande Regione italiana, riuscendo perfino a farne collassare il turismo: oggi, in un patetico vortice di scarica-barile, Crocetta si tira indietro perfino dall’Expo e da tutte le responsabilità che con fin troppo tipica incoscienza si era assunto, rovesciandone la responsabilità su un suo oscuro funzionario – il “commissario” per l’Expo Dario Cartabellotta (già, per altro, assessore all’agricoltura in una delle tante versioni delle giunte Crocetta, cui ne subentrarono altri due in rapida successione).

Il disastroso presidente regionale, infatti, accusa ora il povero Cartabellotta di aver improvvidamente accettato la consegna del padiglione “senza collaudo”, nonché di non aver avvertito lo stesso governo regionale della lettera con cui il dirigente informava la direzione generale dell’Expo di sospendere tutte le attività relative alla Sicilia in conseguenza del gravissimo danno d’immagine.

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logo del cluster bio-mediterraneo

È con imbarazzo che riportiamo le inverosimili dichiarazioni in proposito del governatore, leader anche di una sua lista personale (il Megafono) interna al Pd: “Il commissario Dario Cartabellotta non doveva assolutamente accettare la consegna del BioCluster incompleto il giorno prima dell’inaugurazione all’Expo e avrebbe dovuto sollevare una chiara contestazione. Non l’ha fatto: chi ha sbagliato ovviamente pagherà e non faremo sconti a nessuno”, aggiungendo che “il Cluster non è gestito direttamente dal dipartimento Agricoltura, ma la gestione fa capo a Cartabellotta, che è stato nominato in quel ruolo dall’ex assessore all’Agricoltura Ezechia Reale” (quest’ultimo poi sostituito da un nuovo ennesimo assessore, tale Nino Caleca, per chi sa quali logiche partitiche e correntizie). Cosa abbiano fatto Crocetta e i suoi assessori in tutti questi mesi resterà probabilmente un mistero degno degli archivi vaticani.

Non pago della magrissima figura, il prode Rosario decide di istituire perfino una tardiva commissione d’inchiesta regionale per verificare quello che avrebbe dovuto essere verificato mesi fa, aggiungendo ridicolo al ridicolo.

È constatazione nota e dolorosa a chiunque abbia avuto a che fare anche molto marginalmente con la politica e l’amministrazione siciliana che prima e più di qualsiasi altro problema spicca una incredibile e levantina litigiosità e incapacità di prendere qualsiasi decisione incisiva, tanto meno di renderla concretamente attuabile, da parte di una casta figlia dei disastri democristiani del passato, della propensione al saccheggio indiscriminato delle risorse locali – cui sono tutt’altro che estranee forze politico-affaristiche esterne al contesto regionale – dell’assistenzialismo a pioggia sulle spalle del resto della Nazione come garanzia per la propria permanenza al potere.

Vorremmo pensare che questa volta, di fronte all’epica figuraccia in mondovisione, perfino l’effimero presidente Crocetta arrossisca di vergogna, colorandosi ancora più vivacemente rispetto alla sua sinistra sciagurata maggioranza. E – ma è davvero troppo anche immaginarlo – finalmente se ne vada.

Francesco Meneguzzo

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