no-tav-notte-3Fare i duri a parole e poi fregarsene: è questo, in buona sostanza, che ha fatto lo Stato in Val di Susa. Moltissime imprese locali, infatti, hanno subito in questi anni danni economici rilevanti a causa dei continui ritardi nell’esecuzione dei lavori e, soprattutto, a causa dei sabotaggi di cui sono state oggetto. E’ notizia di oggi, tuttavia, che l’emendamento che prevedeva indennizzi alle imprese danneggiate dai No Tav non è stato approvato per mancanza di copertura finanziaria. Il governo che, mediante Alfano, solo una settimana fa mostrava i muscoli e si diceva pronto a tutto pur di completare l’opera, abbandona gli imprenditori per questioni di mera ragioneria, facilmente superabili. Alcune imprese hanno già annunciato che stracceranno i contratti di appalto e lasceranno la Valle, mettendo così a rischio centinaia di posti di lavoro.

 

Intanto continua ad essere alta la tensione in Valle di Susa ed a Torino. Un ordigno esplosivo è stato recapitato martedì scorso alla sede de La Stampa: la notizia è stata diffusa solo ieri, proprio mentre a Chiomonte, lungo il cantiere Tav, prendevano servizio i militari inviati da Alfano. Il pacco bomba, un hardisk contenente materiale esplosivo, era indirizzato a Massimo Numa, il redattore del quotidiano torinese che da anni segue da vicino il Movimento No Tav.

 

Le autorità inquirenti sostengono che l’ordigno sia stato congegnato per esplodere ed era in grado di uccidere. Non è la prima volta che La Stampa è oggetto di attenzioni dinamitarde. Il 9 aprile scorso un cd-rom era stato imbottito di polvere esplosiva e consegnato ai fattorini della redazione. Il pacco anomalo era stato, però, subito individuato e gli artificieri poterono intervenire immediatamente. Questa volta la tattica degli anonimi bombaroli è stata più sofisticata. Circa un mese fa, infatti, un tale, fornendo generalità fittizie, era riuscito a mettersi in contatto con Massimo Numa, accordandosi per spedirgli foto relative al campeggio No Tav organizzato nei mesi estivi. Il pacco è infine arrivato martedì, ma dentro alla chiavetta usb, invece di foto di militanti No Tav, vi era un alto concentrato di materiale pronto ad esplodere.

 

Il Movimento No Tav, a prescindere dalla paternità degli atti terroristici indirizzati a La Stampa, ogni giorno che passa radicalizza la propria posizione. In questi anni, infatti, molto è cambiato. Il consenso plebiscitario che raccoglievano i No Tav è via via scemato. Oggi in Valle di Susa sono rimasti solo più gli irriducibili, quelli della “lotta a prescindere” ormai slegata dal territorio e dai suoi abitanti. Questo ha permesso alle realtà della sinistra estrema di acquisire sempre un maggior potere decisionale all’interno del movimento capeggiato da Alberto Perino. Il gioco dei “due movimenti”, uno aggressivo e violento ed un altro moderato ed istituzionalizzato, funziona sempre meno, essendosi buona parte dei sindaci defilati da un’organizzazione per lo più dedita a sabotaggi e intimidazioni.

 

Federico Depetris

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Adriano Scianca
Giornalista e scrittore, classe 1980. È laureato in Filosofia presso l'università La Sapienza di Roma ed è giornalista iscritto all'Ordine dei professionisti. Ha collaborato con i quotidiani Libero e Il Foglio e lavorato nella redazione del Secolo d’Italia. Scrive abitualmente per il quotidiano La Verità. Ha scritto i saggi Riprendersi tutto, tradotto anche in francese, Ezra fa surf, L'identità sacra e Contro l'eroticamente corretto. È responsabile nazionale della cultura per CasaPound Italia.

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