>>>ANSA/RIFIUTI: SITUAZIONE GRAVE A NAPOLINapoli, 10 ott – Parliamo della pratica criminale di smaltire i rifiuti speciali, sotterrandoli oppure bruciandoli. Parliamo di quel fenomeno che fine a qualche anno fa era noto “solo” ai pochi addetti ai lavori, che per anni è stato ampiamente sottovalutato da tutti, e che ora è entrato di prepotenza in ogni famiglia delle provincie napoletane e del casertane, bussando alle porte dei cittadini a suon di cancri e altre malattie. La questione rifiuti a Napoli e in Campania era scoppiata ufficialmente nel 2008; già da allora erano numerose le riunioni presso le discariche sul territorio: era importante battersi contro una discarica o un inceneritore, ma dopo 5 anni in cui l’incidenza tumorale sulle morti a Napoli e Caserta è aumentata del 50%, ci si rende conto che si stava ignorando qualcosa di estremamente più importante; si ignorava un fenomeno su vasta scala, più esteso e più grave di quanto erroneamente l’immaginario collettivo aveva fino a quel momento preso in considerazione .

Uno scempio perpetrato ai danni del territorio che è stato costante negli ultimi vent’anni; e i danni sono incalcolabili, oltre che irreversibili, se si tiene conto del trasferimento delle sostanze inquinanti dall’ambiente alla catena alimentare.

Ed è qui che viene in mente “un paradosso tutto campano”: l’elevata incidenza di tumori e malformazioni neonatali si registra nelle aree demaniali, rurali e agricole, mentre la minore incidenza si ha nelle aree a maggiore urbanizzazione, prive di spazi verdi e pertinenze demaniali dove poter sversare clandestinamente rifiuti tossici: insomma, in città si muore meno che in campagna.

E dopo che la magistratura sembra aver aperto gli occhi, forse solo dopo il clamore mediatico derivante dalle dichiarazioni di qualche pentito della Camorra, quanto più si indaga e quanto più si scava, più spuntano brutte sorprese e veleni.

A cosa son serviti dunque i presidi, gli scioperi, le manifestazioni e le migliaia di foto e video con i quali i cittadini hanno denunciato tale scempio ad ogni istituzione politica e giudiziaria? Praticamente a nulla. Come a nulla son serviti negli ultimi 5 anni i 205 arresti per traffici e smaltimenti illegali di rifiuti nelle province di Napoli e Caserta, pari al 29,2% del totale nazionale. Viene dunque da pensare che ciò sia destinato ad essere ricordato come un segnale di speranza in un’area funestata dalle ecomafie. Perché la pratica criminale, che oggi è l’affare più redditizio per le organizzazioni mafiose, continua indisturbata, come se nulla fosse. Sempre negli stessi luoghi.

E agli occhi di coloro che sono colpevoli del sol fatto di esser nati nel posto sbagliato, domani si presenterà la stessa scena fatta di roghi, fumi tossici e di chissà quanti altri veleni, stringendo i denti per dover fronteggiare questa emergenza ambientale e sanitaria, nella triste consapevolezza di impotenza, davanti a quella che è la più grande catastrofe ambientale nazionale, forse europea.

Vincenzo Iorio

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Adriano Scianca
Giornalista e scrittore, classe 1980. È laureato in Filosofia presso l'università La Sapienza di Roma ed è giornalista iscritto all'Ordine dei professionisti. Ha collaborato con i quotidiani Libero e Il Foglio e lavorato nella redazione del Secolo d’Italia. Scrive abitualmente per il quotidiano La Verità. Ha scritto i saggi Riprendersi tutto, tradotto anche in francese, Ezra fa surf, L'identità sacra e Contro l'eroticamente corretto. È responsabile nazionale della cultura per CasaPound Italia.

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