detail-sismografoRoma, 16 gen – Negli ultimi anni ogni qualvolta capita un terremoto nella penisola italiana si parla della possibilità di prevederli.
Il “casus belli” di questa diatriba mediatica di vulgata è stato fornito in occasione del sisma che ha colpito L’Aquila il 6 aprile del 2009 da Giampaolo Giuliani, il quale sostiene di possedere la tecnologia in grado di prevederli con un notevole margine di anticipo.
Prima di addentrarsi nelle questioni tecniche di tale possibile metodologia di previsione occorre fare chiarezza sulla figura di questa novella “Cassandra” sismologica: Giampaolo Giuliani è un ex tecnico dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario distaccato presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
Dal 1971 al 1984 è stato tecnico di ricerca in astrofisica presso l’Osservatorio di Campo Imperatore, dipendente IAS (Istituto Astrofisica di Frascati); dal 1984 al 1990 all’osservatorio astronomico di Campo Imperatore (AQ); Ha lavorato presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) come collaboratore tecnico non laureato dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino, una delle venti strutture dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), attualmente è in pensione.
Il Giuliani è stato sotto le luci della ribalta delle cronache in occasione del terremoto aquilano in quanto sostiene di essere in possesso di una tecnica di previsione dei sismi che si basa sull’analisi dei flussi di radon emessi dal terreno.
Il radon è un gas (numero atomico 86) naturalmente radioattivo prodotto dal decadimento dell’uranio 238 presente in natura nelle rocce del sottosuolo: questo significa che spontaneamente emette particelle alfa (due neutroni e due protoni). Questa emissione di particelle (ne esistono di 3 tipi: alfa, beta, gamma con caratteristiche di penetrazione diverse, le alfa sono quelle meno penetranti tanto che basta un foglio di carta per bloccarle) è quella che fa scattare i sensori (tipo contatore Geiger) di rilevamento del gas.
Giuliani ritiene tutt’ora che nei giorni precedenti ad un sisma la quantità di gas radon emessa dal suolo aumenti sensibilmente in corrispondenza dell’epicentro (la proiezione perpendicolare sulla superficie terrestre del punto all’interno delle terra dove ha origine il sisma); quindi sarebbe sufficiente misurare le variazioni del flusso di questo gas dal terreno per individuare non solo la zona interessata dal futuro sisma triangolando i dati delle varie stazioni, ma anche prevederne con buona approssimazione il momento dell’evento stesso, partendo dall’assunto che un picco del flusso si ha tra le 6 e le 24 ore prima dell’evento.

Se questo fosse rigorosamente appurato scientificamente sarebbe  il deus ex machina della ricerca sismologica che si arrovella da sempre per cercare un metodo funzionante per prevedere i terremoti.
Purtroppo questo metodo non funziona, o meglio, funziona molto raramente: la tecnica non è nuova, è conosciuta nel mondo scientifico sin dall’inizio degli anni ’80 (Some recent studies on groundwater radon content as an earthquake precursor – Ta-Liang Teng – Journal of Geophysical Research 10 june 1980, Gas geochemistry applied to earthquake prediction: an overview – Chi-yu King – Journal of Geophysical Research 10 november 1986, Geochemical precursors to seismic activity – Donald Thomas – Pure and applied geophysics  1988 Vol. 126, Issue 2-4, pp 241-266) e ripresa più volte nel corso dei decenni sino ai nostri giorni, dove è stata ampiamente dibattuta e sperimentata nella comunità scientifica.
Sostanzialmente la metodologia in sé non ha efficacia nella predizione dei terremoti in quanto è stato provato che il flusso di gas radon da solo non è sufficiente; inoltre negli studi più recenti (ad es. Anomalous fluctuation of radon, gamma dose and helium emanating from a thermal spring prior to an earthquake – Current Science vol. 89 n° 8, october 2005) dimostrano che non tutti i sismi presentano emissioni di questo particolare gas e soprattutto che non si è ancora in grado di stabilire con esattezza i 3 parametri fondamentali per predire un terremoto: magnitudo (l’intensità assoluta), epicentro (il luogo), e il momento esatto; se viene a mancare anche uno solo di questi elementi è scientificamente impossibile parlare di predizione di un sisma.
Va da sé che un metodo che funziona una volta su dieci, dato che, come detto, non tutti i terremoti sono preceduti da emissioni di radon, e inoltre spesso accade che vi sia un picco di gas me che non arrivi il sisma, ha poca valenza scientifica, quindi conseguentemente abbia poca efficacia previsionale.
Ricordiamo che il Giuliani, non era andato neanche lontanamente vicino ad una previsione accurata, dato che per il giorno 29 marzo 2009 aveva previsto una scossa “catastrofica” nella zona di Sulmona, scossa che poi non si è affatto verificata, e non aveva affatto previsto l’evento, questa volta sì catastrofico, a L’Aquila di una settimana più tardi.
Questo perché, da un punto di vista scientifico, il solo metodo del radon non è sufficiente per formulare una previsione accurata, sebbene potrebbe essere utile, congiuntamente ad altre metodologie (ad esempio satellitari), per fornire ulteriori dati analitici ai geofisici nello studio dei possibili segnali precursori di un sisma. La comunità scientifica geologica è al lavoro da decenni per cercare di sondare tutte le possibili strade di previsione di un terremoto e personaggi che cercano la ribalta delle cronache, come Giuliani, spesso e volentieri fanno male alla ricerca (la sentenza del tribunale aquilano sulla Commissione Grandi Rischi ne è la riprova).
La geologia, ed in questo caso la geofisica, è una scienza “in itinere”, vivace, che lascia il campo a notevoli interpretazioni ma sempre restando nell’ambito sperimentale, per cui prima di parlare per assiomi, per assoluti occorre sempre un grande lavoro di ricerca, sperimentazione e controllo e spesso non basta neanche questo.

Paolo Mauri

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Paolo Mauri
Nato a Milano, classe 1978. Laurea in Geologia. Dopo aver lavorato qualche anno nel campo della moda nella capitale meneghina, ha deciso di approfondire quella che è sempre stata la sua grande passione, essendo da sempre stato in contatto con gli ambienti militari a più livelli, non da ultimo anche per merito del servizio di leva: l'ars militaria nelle sue varie forme, dalle strategie alle armi. Questa, connessa all'altra sua grande passione per la storia moderna e contemporanea, e unita ai suoi studi geologici, gli ha permesso di occuparsi di geopolitica per Il Primato Nazionale sin dal 2014. Attualmente scrive anche per Tradizione Militare, periodico dell'Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo.

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