appendino tiefTorino, 12 mar – Gli scorsi 6 e 7 Marzo si è svolta la terza edizione del Tief, il Turin islamic economic forum, un progetto del Comune di Torino in collaborazione con la locale Camera di Commercio, l’Università degli Studi e l’Aassaif (Associazione per lo sviluppo di strumenti alternativi e di innovazione finanziaria).

L’obiettivo del progetto Tief è quello di permettere una maggiore integrazione dei circa 50mila residenti musulmani e, soprattutto, dei turisti di fede islamica sempre più frequenti al fine di “promuovere iniziative ed eventi legati alla finanza islamica per l’integrazione e lo sviluppo economico e sociale del territorio torinese”, si legge sul sito ufficiale dell’evento. Proprio per questo durante la terza edizione del Tief Torino è diventata ‘halal friendly’ per due giorni. A descriverci l’evento è stato Paolo Pietro Biancone, esperto di finanza islamica e ricercatore dell’Università di Torino: “A Torino non abbiamo ancora alberghi o ristoranti ‘halal friendly’. Si tratta di un turismo di alta gamma ed è importante capire che è un’opportunità per gli operatori e che l’accoglienza halal non penalizza il cliente tradizionale”.

L’iniziativa di certo non penalizza il cliente tradizionale che affitta una camera in uno dei tanti alberghi di Torino, anche se può sentirsi estraneo al contesto prettamente islamico in cui si viene a trovare, ma è necessario chiarire cosa significa essere ‘halal friendly’. Halal significa letteralmente ‘ciò che è permesso’ ed è il contrario di ‘haram’, ovvero ‘ciò che è vietato’ secondo le prescrizione della legge coranica, la Sharia. La carne halal, servita negli alberghi, dunque è una carne ‘permessa’ dall’Islam e consumabile dai fedeli, questo tipo di carne si differenzia da quella haram non tanto nella sostanza, se si esclude il maiale, quanto nel processo di macellazione e nella benedizione della carne, un lavoro che proprio per il suo carattere sacro deve essere svolto esclusivamente da un maschio musulmano. Per quanto riguarda il processo di macellazione della carne halal, l’Enpa ha promosso in passato una petizione contro quest’ultima a causa del procedimento con cui la si ottiene, che reca sofferenze atroci all’animale macellato. Inoltre, quando si va a considerare che la macellazione deve essere svolta esclusivamente da un maschio musulmano, si rileva in tutto ciò una discriminazione sessuale e religiosa, perché una ragazza, o un maschio italiano non credente, non può fare carne ‘halal’, ma solo ‘haram’ e questo va in netto contrasto con quello che dichiara Biancone: “Oltre 5.400 pasti halal vengono serviti ogni giorno nelle mense scolastiche, inoltre vengono svolti corsi di cucina musulmana nelle classi degli istituti professionali dove studiano aspiranti cuochi ‘italiani’” (che per fare carne ‘Halal’ devono però convertirsi alla fede islamica).

Dov’è l’integrazione in tutto questo? Cosa ci vedono di “friendly” Biancone e l’Appendino? Proprio il sindaco di Torino, che non sta passando un periodo felice e che per sua fortuna il suo mandato è oscurato da quello disastroso della Raggi, dichiara con fierezza: “È l’unico convegno di questo genere organizzato da un comune” aggiungendo che “se si offre loro la possibilità di accedere al credito senza violare le prescrizioni del Corano, permettendogli di acquistare una casa o di aprire una attività, si può compiere un passo verso l’inclusione sociale”. In quest’ultimo passaggio il sindaco evidenzia un problema di natura economica e finanziaria che ostacola l‘integrazione della comunità islamica: il mutuo per l’acquisto della casa è haram secondo il Corano, un musulmano infatti non può indebitarsi e dunque, secondo il sindaco, bisogna promuovere delle condizioni più favorevoli mentre i cittadini italiani devono continuare a convivere con prezzi alle stesse e tassi che erodono sempre più il loro reddito.

Non importa se il sindaco diserta le riunioni con i suoi rappresentanti elettorali, che si domandano quando verranno mantenute le numerose promesse fatte dalla Appendino prima di essere eletta; non importa se Torino vive un inesorabile declino (tanto che la situazione è analoga a quella di Roma): l’importante è preoccuparsi dell’inclusione sociale dell’Islam nella sua città e poco importa se l’integrazione è unilaterale, l’Islam viene prima.

Davide D’Anselmi

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3 Commenti

  1. Allo schifo non c’è più limite in Italia.Una nazione steafatta e stravenduta e un popolo italiota che si lascia assassinare.Più evidente di così….

  2. Saranno contente le femministe e chi da mesi urla all’esplosione del “femminicidio”. Non è reato se a compierlo è un immigrato

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