aeroporto-peretolaFirenze, 18 Nov -La Toscana ha due aeroporti. O meglio, uno e mezzo. Il primo è l’aeroporto internazionale Galilei di Pisa. Consta di due piste di atterraggio da 2700 e 3000 metri e una stazione ferroviaria interna. Situato in una zona strategica che, insieme all’investimento sulle compagnie low cost, l’ha fatto diventare uno degli aeroporti più importanti d’Italia. L’altro è a Firenze, in zona Peretola. Ex-scalo militare è costruito a ridosso dell’autostrada, stretto tra due centri abitati, consta di una pista di 1700 metri. Ottanta chilometri li dividono.

Fino al 2014 l’aeroporto di Pisa e l’aeroporto di Firenze erano di proprietà di due società diverse: il primo della Società Aeroporti Toscana, SPA a maggioranza pubblica, controllata da vari enti tra i quali Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Pisa, Camera di Commercio; l’altro era di una società a maggioranza privata, l’Aeroporto di Firenze SPA, controllata da nomi importanti tra i quali Aeroporti Holding, Meridiana, Monte dei Paschi. Presidente dell’ADF è Marco Carrai, consigliere di Renzi, ex-AD di Firenze Parcheggi in quota MPS, membro dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Sicuramente molto vicino a Micheal Ledeen, gran faccendiere USA in Italia, a detta di molti ha rapporti stretti e continuativi con Isreale.

Tornando in Toscana, che l’aeroporto di Peretola goda di una posizione quantomeno infelice è pacifico, basta percorre i primi chilometri della A11 per accorgersene. Fatto sta che tra il 2013 ed il 2014 i progetti di spostamento (da perpendicolare a parallelo rispetto all’autostrada) e ampliamento della pista, ricevono improvvisamente una brusca accelerata e in men che non si dica, il 16 Luglio 2014 la Regione Toscana approva la variante al Piano di Indirizzo Territoriale, che prevede l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola.

Nel frattempo qualcosa è cambiato. Nei primi giorni del 2014 alla vicenda si è interessato Eduardo Eurnekian, magnate argentino, a processo in Italia per la bancarotta del gruppo “Volare”, presidente e CEO di Corporaciòn America (società impegnata nella costruzione di aeroporti), che Giorgio Meletti, in un articolo per il Fatto Quotidiano, definisce «perno attorno a cui ruota una giostra di affari e relazioni talmente vorticosa da doverla guardare alla moviola». Si è da poco insediato Matteo Renzi a Palazzo Chigi quando Eurnekian, grazie al suo uomo di fiducia in Italia Roberto Naldi, acquisisce il 34 per cento delle quote di ADF dal fondo di investimento F2i, tra i festeggiamenti comprensibili del renziano di ferro nonché presidente di ADF Marco Carrai, e quelli, apparentemente meno comprensibili, di Vito Riggio, presidente dell’ENAC, ente che per sua natura dovrebbe essere arbitro imparziale.

Non pago, Eurnekian negli stessi giorni lancia la scalata parallela a SAT, con l’obiettivo di raggiungere la maggioranza delle quote societarie e proporre la fusione tra le due società. L’offerta è un’offerta al ribasso. Misera. Lo dicono gli analisti della KPMG interpellati da tutti gli enti interessati dall’operazione, che sconsigliano di aderire all’Offerta Pubblica di Acquisto. E ne è convinto anche il Consiglio d’Amministrazione di SAT, che rigetta l’offerta. SAT è ancora in mani pubbliche… Non fosse che a Enrico Rossi e alla Giunta Regionale Toscana questo Eurnekian piace davvero tanto. Talmente tanto da cedergli, con un’operazione inusitata, buona parte delle quote detenute dalla Regione, rompendo il patto con i soci pubblici. Fatto sta che il 17 Giugno del 2014 la SAT è ufficialmente privatizzata. A niente è servito il ricorso degli altri enti pubblici contro la messa in vendita delle quote regionali, il Tribunale l’ha rigettato.

Con la SAT privatizzata e il progetto di fusione con ADF che procede a gonfie vele, la Regione Toscana approva la variante al Piano di Indirizzo Territoriale. Nel frattempo arriva anche il via libera dell’ENAC di Vito Riggio. L’ampliamento si farà. Con buona pace dei Comuni della piana, di chi ipotizzava una diversa allocazione di quelle risorse (per esempio per la linea ferroviaria da terzo mondo che collega Firenze a Pisa), di chi sperava in una gestione pubblica dell’aeroporto di Pisa.

Così la Toscana si prepara ad avere due aeroporti (quasi) speculari a 80 chilometri l’uno dall’altro. Il primo sempre in posizione strategica, sempre con le due piste di 3 chilometri e sempre con la stazione interna. Il secondo sempre stretto tra l’autostrada e il centro abitato, sempre in quella infelice posizione. Di nuovo, invece, ci sarà la pista, realizzata con milioni e milioni di soldi pubblici ma gestita dai privati.

La Toscana ha due aeroporti.

Tommaso Nistri

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