casamonicaRoma, 22 ago – Lo scandalismo sui funerali fastosi del patriarca dei Casamonica arriva decisamente fuori tempo massimo: che senso ha rimproverare alle istituzioni di non aver saputo evitare quello scempio quando le istituzioni, coi Casamonica, ci fanno affari?

Lo scandalo, semmai, è che alle esequie non ci fosse una corona di fiori del Comune di Roma, se non proprio il sindaco in persona.

Purtroppo siamo ormai a un punto che ragionare su come opererebbe uno Stato serio al posto di quello che abbiamo ora è diventato impossibile: troppe variabili da cambiare.

Quel che colpisce, semmai, è l’atteggiamento pilatesco della Chiesa cattolica, sempre così prodiga di pareri, diktat, paternali, scomuniche, condanne morali nei confronti di quello che teoricamente dovrebbe essere uno Stato sovrano e oggi invece chiusa in un silenzio imbarazzato.

Don Giancarlo Manieri, il parroco di San Giovanni Bosco che ha officiato la cerimonia funebre, ha concesso interviste imbarazzanti, in cui ha ridotto tutta la questione a una faccenda di ordine pubblico. Anzi, di traffico: “Ciò che avviene fuori dalla chiesa non è di mia competenza. Io non sono un vigile urbano e ci tengo a precisarlo”.

Eppure sembrava di aver capito che ciò che avviene fuori dalle chiese fosse materia che ai vari Galantino, per esempio, interessasse un bel po’.

Fonti del vicariato spiegano che il prete “ha accettato di celebrare le esequie in nome della misericordia di Dio chiedendo, però, massima discrezione”. Ma se discrezione era stata chiesta, allora effettivamente si temeva quel che poi effettivamente è successo. Allora perché non vigilare?

Memorabile anche la considerazione dello stesso parroco sul fatto che “per questa famiglia i cavalli, ad esempio, credo siano un aspetto che appartiene alla tradizione”. Senza parole. Così come senza parole sembra essere rimasto il Vaticano.

Il Fatto quotidiano ha citato queste parole, attribuite all’entourage del Papa: “Scene assolutamente inedite per noi argentini”. Ora, a parte che l’Argentina non è esattamente la Svizzera, né per presenza criminale né per compostezza della stessa, ma quel che stupisce è la distanza conclamata dal tessuto sociale della città di cui il Papa è vescovo. Una bella lezione per chi continua ancora a sperare in una possibile funzione identitaria di questa istituzione.

Su tutto resta comunque una domanda sospesa che ci sembra ancora nessuno abbia fatto: data l’orribile prassi di far pagare le cerimonie religiose da parte delle parrocchie, quanto hanno sborsato i Casamonica per quel funerale? Quanto ha incassato la parrocchia di San Giovanni Bosco da quelle esequie? La risposta a questa domanda potrebbe forse aiutarci a capire tante cose.

Adriano Scianca

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