CARABINIERI-ARRESTOTorino, 15 nov – La ‘ndrangheta si radica in Piemonte? Sembrerebbe di sì a giudicare dalle quattro le ordinanza di custodia cautelare emesse dal gip Eleonora Montserrat Pappalettere, in seguito ad un’inchiesta per usura.

Come evidenziato dall’operazione”Minotauro”, la malavita organizzata (in questo caso la ’ndrangheta) è fortemente radicata ed attiva nel territorio piemontese ed utilizza le stesse strategie e forme di intimidazione applicate nella sua regione d’origine, la Calabria.

“E’ un’inchiesta che mette in luce dinamiche intimidatorie e violente di notevole intensità. Questi soggetti agivano sul ‘loro’ territorio, imponendo tassi usurai a imprenditori che non potevano più liberarsi dalla stretta, in un clima cupo di minacce, violenze fisiche e intimidazioni anche rivolte alle loro famiglie” ha affermato il capo della mobile, Luigi Silipo.

Nel mirino degli strozzini sono finiti diversi imprenditori del Torinese. La dinamica purtroppo è sempre la stessa: le imprese delle vittime, travolte dalla crisi economica, sono entrate in difficoltà e, non trovando alcun aiuto dagli istituti di credito, hanno finito per accettare ingenti cifre da restituire con tassi d’interessi mensili che variavano tra il 6 ed il 7 per cento. Ovviamente dopo un periodo di tempo le vittime non riescono più a sostenere la spesa e quindi si passa alle minacce ed alle violenze.

Tra questi, Mario T. e Giuseppe S, avevano avviato tre attività tra cui una concessionaria. “Io sono R.M., e i soldi li devo avere” ha affermato uno degli arrestati durante una “visita” all’autosalone. “Hai due figli no, un maschio e una femmina, no? Ci pensi ai figli? Cerca di pagare, non ci prendere in giro” ha invece minacciato Mirabella. Esasperati da questo incubo che non accennava a svanire, uno degli imprenditori si è rivolto alla squadra mobile e sono partite le indagini.

E’ venuta  cosi alla luce questa rete di usurai che chiedeva alle sue vittime fino a tre volte la somma prestata. “dubito che si tratti di episodi isolati” –ha affermato Silipo – “ Noi lavoriamo per sradicare i racket dal territorio, ci vuole la collaborazione di tutti”.

Gli usurai non sono purtroppo mai stati debellati dal Paese e prosperano della disperazione altrui. Specialmente di questi tempi occorre tenere la guardia alta ed esser pronti a denunciare questo orrendo crimine che, come disse Pound, è peggio della peste.

 

Cesare Dragandana

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