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Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in una foto del 2014 con un gruppo di rom

Prato, 10 apr – Ultima di una infinita serie di casi di discriminazione al contrario, la vicenda della delibera numero 67 del 31 marzo 2015 prodotta dalla giunta comunale di Prato, in Toscana, le supera tutte per sfrontata chiarezza degli obiettivi ed entità degli interventi. Essa infatti, titola “Intervento di edilizia abitativa in favore di famiglie a forte rischio di emarginazione sociale, in particolare RSC, attraverso il recupero di una casa colonica di proprietà comunale”, dove l’acronimo RSC sta per “Rom, Sinti e Camminanti”.

Si tratta dell’approvazione del progetto definitivo, non quindi di un’astratta dichiarazione di intenti, con cui l’amministrazione comunale, di concerto con la giunta regionale che sosterrà l’80% delle spese  a valere sui fondo sociali europei, si impegna a ristrutturare una grande casa colonica di sua proprietà, sita in località San Giusto e risalente addirittura al 1500, per un ammontare previsto dei lavori pari a 680mila euro. Una somma importante, sottratta a interventi mirati per le famiglie italiane in difficoltà, che tanto si addice a un presidente regionale, Enrico Rossi, che solo pochi mesi fa si faceva orgogliosamente ritrarre in mezzo a un gruppo di rom.

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L’intervento prevede la realizzazione di sei unità abitative di superficie variabile tra 33 e 55 metri quadri, “ognuna munita dei comfort necessari per un adeguato vivere residenziale”, più uno spazio comune interno e un’area pertinenziale ricavata tra due edifici, suddivisa in un’aia comune pavimentata e spazi a verde, oltre ad uno spazio dedicato al posteggio delle biciclette e sei posti auto esclusivi.

Tutto questo per sistemare i rom abusivi sgomberati da un campo andato a fuoco, nella zona di Mezzana, ridotto dopo il loro abbandono a un letamaio per la cui bonifica serviranno altri 13 mila euro. In base al numero di unità abitative, il numero di questi signori deve essere compreso tra 20 e 30.

Il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, tra i primi a segnalare l’iniziativa congiunta del Comune di Prato e della Regione, grida allo scandalo e non solo per il merito della delibera, ma anche perché, a suo dire, si tratterebbe di un regalo ai nomadi in cambio della iscrizione al Partito democratico e in particolare alla partecipazione di massa di rom e sinti alle relative primarie, in grado così di contribuire alla scelta dei candidati.

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La tessera di fondatore del Pd di Franco Lepidi, portavoce del campo sinti di Mezzana (Prato)

Si dà il caso, in effetti, che il portavoce del confinante campo sinti di Mezzana, Franco Lepidi, abbia recentemente esibito proprio di fronte a Donzelli la tessera di fondatore del Pd di Prato e abbia sostenuto di essere chiamato “a tutte le primarie di Prato per portare rom e sinti a votare”.

“Una delibera vergognosa che grida vendetta davanti alla dignitosa povertà di tanti cittadini pratesi che vivono in situazione d’indigenza, pagano le tasse e continuano a essere dimenticati dal Comune – grida DonzelliQuegli appartamenti vengano assegnati prima a loro che ne hanno bisogno”.

Particolarmente dura la nota della sezione pratese di CasaPound Italia: “La cosa più vergognosa di tutta la vicenda è la scoperta dell’esistenza di un fondo regionale per l’emergenza abitativa destinato in via principale a rom sinti e camminanti. Famiglie italiane che versano nelle stesse condizioni non potrebbero quindi accedere a quelle risorse. E’ la riprova che essere italiani non solo non è tutelato, ma neppure conviene”. Per poi rincarare la dose: “I 680 mila euro di intervento edilizio per il recupero dello stabile in questione, di cui 544 mila coperti dalla Regione Toscana e i restanti 136 mila dal Comune di Prato, sono lì a testimoniare che non è vero che mancano i fondi, si preferisce destinarli ad altri. Noi abbiamo seguito diverse famiglie italiane rimaste senza casa, alcune con bambini e mai, a nessuna, è stata offerta la possibilità di restaurare un casolare, ma le soluzioni proposte dagli assessorati erano l’affidamento dei figli ai servizi sociali ed il residence, alcune volte anche in strutture separate. Quando anche per queste famiglie sarà possibile accedere ad un finanziamento regionale destinato principalmente a cittadini italiani? Questa è la vera vergogna di uno Stato e di una regione che prima di pensare ai suoi figli tutela quelli degli altri”.

Checché ne dica il vice sindaco Faggi – conclude la nota di Cpi Prato – la strana concomitanza fra lo sgombero senza tensioni del campo nomadi di qualche settimana fa e la notizia di oggi sull’assegnazione dello stabile di via Reggiana alle stesse famiglie lascia più di qualche sospetto sulla natura spot dell’intervento in viale Marconi. Faggi ha comunque dichiarato che non tutti i sei appartamenti che saranno ricavati dalla casa colonica ospiteranno rom, sinti o camminanti. Noi vigileremo e in caso contrario siamo pronti ad interventi eclatanti. Perfino ad occupare la struttura assieme alle famiglie italiane in stato di emergenza”.

Tensione alle stelle, dunque, in una città da decenni sotto la pressione di una gigantesca presenza di immigrati, soprattutto cinesi ma anche di altre e svariate etnie, in cui le prospettive di integrazione sono passate da sogno nel cassetto a incubo quotidiano.

Francesco Meneguzzo

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