Parma, 15 lug – La violenza carnale, brutale, perpetrata a turno da quelli che pensava fossero suoi “compagni”. Poi, una volta che la storia è emersa dopo un lungo e laborioso lavoro di indagine, le minacce nei confronti della ragazza per “convincerla” a fornire una versione di comodo. C’è tutto questo nella terribile vicenda dello stupro in un centro sociale di Parma, che ieri ha visto concludersi la prima fase del processo con dure condanne a carico degli accusati.

stupro Parma centro socialeLa ragazza aveva solo 18 anni quando, 7 anni fa, venne abusata a ripetizione al termine di una serata presso la sede della Rete Antifascista Parmigiana. Non una parola dopo i fatti, troppo pesante il ricordo di quell’orribile notte. Ci hanno dovuto pensare i Carabinieri del Nucleo investigativo, che cinque anni dopo (e arriviamo al 2015) quasi incidentalmente sono venuti a conoscenza della vicenda e ne hanno ricostruito i contorni. Prova regina un video registrato con un vecchio Nokia, che ritrae la giovane come fosse un oggetto alla mercé dei tre aguzzini. La vicenda scuote la città, nonostante i ricorsi fino in Cassazione gli accusati rimangono ai domiciliari. Si muovono però i loro sodali, che con minacce e intimidazioni provano a isolare la ragazza per farla ritrattare. L’assalto però non riesce e così, oltre agli autori dello stupro, finiscono indagate altre quattro persone, tutti giovanissimi.

Il processo ai primi inizia, fra silenzi e omertà, lo scorso dicembre. Ieri sera la sentenza di primo grado, con condanne pesantissime: 4 anni e 8 mesi ai due antifascisti parmigiani Francesco Concari e Francesco Cavalca, 4 anni al romano Valerio Pucci, che dovranno inoltre risarcire la ragazza con 21mila euro.

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