Wikipedia resta libera. E i Wu Ming piangono (appoggiati dal giornale della Fiat)

collettivo Wu MingRoma, 16 mar – E così dopo appena nove anni si sono svegliati. I “giapster”, i seguaci del sempre più ristretto collettivo Wu Ming – nella loro incarnazione chiamata Nicoletta Bourbaki – hanno finalmente dato alla luce il tanto annunciato “dossier su Wikipedia”. Lo annuncia “La Stampa” del 15 marzo scorso. Una gestazione lunga e meditata, il cui grande sforzo ha partorito una giaculatoria sui “cattivi fascisti” che lavorano su Wikipedia. Dicevamo nove anni, perché chi scrive questo pezzo è dal gennaio 2008 che segue le vicende della più importante enciclopedia del mondo, inizialmente sulle pagine del mensile “Storia in Rete” e quindi anche in un saggio (al momento l’unico pubblicato in lingua italiana sull’argomento) uscito tre anni fa per Bietti. Nel frattempo i Wu Ming, presi dalle loro lotte per la difesa dell’“albero migrante” Ailanto, hanno solo fatto annunci. E fra un annuncio e l’altro si sono limitati ad attacchi ad hominem contro qualche contributore di Wikipedia, come fu nel caso di Presbite, grande lavoratore nelle voci sulle terre orientali d’Italia. Presbite fu oggetto di una campagna d’odio wuminghiana che giunse perfino a vilissime interferenze con la vita professionale. Il suo “torto”, aver compiuto un lavoro di stesura ed emendamento di centinaia di voci sulla Venezia Giulia e la Dalmazia con rigore, rispetto delle fonti e soprattutto neutralità. Già, perché è la neutralità il più grosso fumo agli occhi di gente come i Wu Ming e i loro sodali, che della “faziosità” hanno fatto una bandiera (“fazioso è una parola bellissima”, uno dei motti usati dal collettivo su Twitter).

Infatti degli sbandierati “falsi storici” e “fonti non verificate” di cui parla il titolista de “La Stampa” nell’articolo dedicato alla “ricerca” del collettivo Bourbaki, in realtà, non c’è traccia. Ci sono solo versioni non gradite ai Wu Ming. Che infatti alla fine recriminano in maniera infantile contro le regole di Wikipedia perché – pensa un po’ – non permettono di cancellare le parti di una voce adeguatamente supportate da fonti ma che fanno a pugni con la narrazione tutta ideologica che i romanzieri hanno in testa. Purtroppo per il collettivo Bourbaki fare i conti con il fatto che la loro ideologia non è ancora un pilastro di Wikipedia è un boccone amaro da ingoiare. E allora, giù di livore. Ora il loro nuovo grande nemico è José Antonio (il cui nick ricorda ovviamente Primo de Rivera) un altro contributore a Wikipedia estremamente autorevole, preparato e neutrale. Una doppia condanna per i romanzieri mascherati: avere simpatie “di destra” (usiamo questa categoria latu sensu) ed essere un buon wikipedista. La cosa li manda ai matti. E così si lanciano in invettive in cui, stringi stringi, l’unico argomento è l’attacco personale.

Il loro risentimento trasuda nel dover constatare che l’enciclopedia libera negli ultimi 10 anni è cambiata radicalmente. Sono passati i tempi in cui oscuri personaggi come un tal Piero Montesacro (nome fasullo, pare) spadroneggiava imponendo il più totale bispensiero orwelliano nell’uso delle fonti: buone, se davano ragione a lui; cattive, se gli davano torto; poi improvvisamente di nuovo “autorevoli” quando potevano essere rigirate a vantaggio del suo punto di vista. Allora Wikipedia era ancora quella che copiava i pezzi sulla guerra civile italiana (voce che, peraltro, ancora non esisteva) dai siti dell’ANPI. Ma quell’“età dell’oro” è finita. Anche per merito di chi firma questo pezzo (la prima botta arrivò proprio su uno dei moloch della vulgata, la voce “attentato di Via Rasella”, il cui testo era ampiamente debitore del sito dell’Associazione Nazionale Partigiani, e che venne rivoltata come un calzino proprio da uno di noi due, Mastrangelo). Iniziò così una guerra con morti e feriti (lo stesso Mastrangelo, prima sospeso sei mesi, fu poi bloccato a vita con un processo-farsa, per impedirgli di creare la voce “Guerra Civile in Italia”, somma bestemmia revisionista nella chiesa della Santa Vulgata Resistenziale), ma alla fine i meccanismi interni dell’Enciclopedia si dimostrarono virtuosi. Pur con i normali alti e bassi di un’enciclopedia prodotta dal “popolo”, la sua qualità è continuamente migliorata. La voce “Guerra Civile in Italia” è stata creata sul canovaccio di quella progettata da Mastrangelo e si è espansa con voci ancillari di grande pregio e approfondimento.

È ovvio che davanti a questo panorama, ai Wu Ming e a quelli come loro non resta che rosicare. Arrivati tardi (un po’ come con Alpinismo Molotov, creato cinque anni dopo La Muvra per “non lasciare le montagne a Casapound”) non possono far altro che ringhiare non tanto contro il singolo José Antonio, ma proprio contro un’idea di successo, quella dell’Enciclopedia Libera e dei suoi Cinque Pilastri, che mette tutte le fonti a parità d’autorevolezza in una condizione di uguaglianza. Per loro, che sono faziosi professati, l’esistenza di uno strumento di divulgazione che bandisce la faziosità per statuto è una frustata in faccia. Né un fazioso fiero di esserlo potrebbe mai riuscire a contribuire su Wikipedia, in cui la neutralità non è solo un ideale, ma una pratica perseguita talvolta fino all’ossessione burocratica. I “giapster” non possono lavorare sull’enciclopedia per manifesta faziosità e totale mancanza di disciplina. Ergo ai loro capopolo non resta che la strada del rinchiudersi nella torre d’avorio del loro blog con la scusa che loro si devono limitare a “smuovere le coscienze dei wikipediani” di provata fede antifà. Un modo talmente scomposto che proprio anche quei wikipediani di fede antifascista (non certo simpatizzanti di Primo de Rivera), ma non di stretta osservanza Wu Ming, hanno ben presto alienato le loro simpatie al blog Giap. E al collettivo Nicoletta Bourbaki non resta che buttarsi sull’ultimo argomento degli sfigati, quello ad hominem: la reductio ad Hitlerum.

La loro fortuna è di essere famosi per i molti libri pubblicati con le case editrici di Berlusconi (fotti il sistema dall’interno, dicono), e così anche con questa pochezza di argomenti finiscono per raccattare un’ospitata su un quotidiano, “La Stampa”, nonostante qualche anno fa lo avessero definito «giornale del potere FIAT non a caso soprannominato “La Busiarda”». Ma come ebbe a scrivere Fiorenza Piccolo su “Storia in Rete”, sono molto meglio come romanzieri che come storici. E come critici di Wikipedia, riescono perfino peggio.

PS: In passato valutammo una seconda edizione ampliata del saggio “Wikipedia, l’enciclopedia libera e l’egemonia dell’informazione”, valutando certe voci su un favoleggiato dossier del collettivo Bourbaki che smentisse il nostro lavoro su Wikipedia. Se il dossier rimane quello dei post visti finora su Giap, anche se fossero raccolti in un prezioso volume stampato dalle potenti case editrici di Berlusconi per cui pubblicano i Wu Ming, francamente non vediamo alcuna necessità di una seconda edizione.

Emanuele Mastrangelo, Enrico Petrucci


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