Romariccorazzistamagguor , 24 dicembre – Il razzismo, là dove non c’è, bisogna inventarselo… Sì, perché in questi giorni c’è chi ha trovato il tempo e lo spunto pure per polemizzare su un film commedia nostrano, innocente e divertente, che vede riunito per questo natale 2014, il  trio di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Il film “Il ricco, il povero e il maggiordomo”, già nel primo fine settimana ha portato nelle sale cinematografiche migliaia di famiglie italiane, ottenendo il primo posto nel botteghino nazionale e riconfermando per l’ennesima volta l’attaccamento del pubblico ai tre comici.

In questa pellicola troviamo Giacomo nelle vesti di un ricco broker, proprietario di una super-villa appena fuori Milano, servito dal maggiordomo Giovanni che come già in altri sketch interpreta un appassionato di arti marziali e cultura orientale. Fino a qui tutto bene… ma poi, con ovazione del pubblico in sala, fa la sua entrata in scena Aldo: venditore abusivo nel mercato di quartiere, vive a casa della madre-padrone e nel suo tempo libero si dedica alla sua passione per il gioco del calcio allenando una piccola squadra di quartiere composta per lo più da bambini extracomunitari.

Tutto normale e privo di risvolti xenofobi, scene già più o meno viste in cui l’attore siciliano interpreta le parti che gli hanno consegnato il successo… Infatti tutto passerebbe via liscio sotto le grasse risate degli spettatori se non fosse che una piccola associazione composta da una manciata di afro-italiani di seconda generazione e vicini agli ambienti di sinistra grida all’allarme razzista, e tramite un comunicato un po’ confuso, lancia una petizione online diretta alla Direzione Generale per il Cinema chiedendo la rimozione del film dalle sale.

La scena che ha tolto il sonno al sodalizio antirazzista, vede il nostro Aldo con il volto pitturato di nero mentre commercia senza licenza assiemeAldo ad altri venditori ambulanti africani. Insomma, una delle situazioni che in Italia capitano ovunque e che ha spinto gli sceneggiatori a portare sul grande schermo questo vecchio luogo comune. La protesta dell’associazione afro-italiana però, non se la prende tanto con il fatto che i loro consanguinei siano dipinti come venditori abusivi, ma piuttosto si scaglia contro il povero Aldo che per non essere discriminato dagli acquirenti usa la tecnica del ‘Blackface’, ossia uno stile di make-up che fin dal XIX secolo viene usato, soprattutto negli Stati Uniti, per interpretare i personaggi di colore.

“Poiché il blackface è ormai considerato dall’intera comunità nera come inaccettabilmente razzista e profondamente offensivo, nonché a causa della mediocre ironia incentrata su stereotipi razziali anche nei confronti di altri gruppi etnici, chiediamo che, in un’ottica antirazzista e nel rispetto delle sensibilità altrui,  il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo, ‘Il ricco, il povero e il maggiordomo’, venga ritirato dalla distribuzione”.

Eppure in Italia il Blackface lo abbiamo visto usare moltissime volte in televisione, dalla vecchia pubblicità anni 80 delle liquirizie ‘Tabù’ fino a film o trasmissioni come ‘il Bagaglino’ o ‘MaiDireGol’; quest’ultimo programma infatti, oltre a lanciare Aldo e i suoi due amici nella loro fortunata carriera televisiva, mostrava tra gli altri un personaggio atalantino con simpatie per la Lega Nord, che dopo aver volutamente investito uno sciamano giamaicano col suo trattore, rimaneva folgorato prendendo le sembianze di un rasta caraibico con tanto di pelle nera, dreadlocks e dialetto bergamasco.

Nella stalla di questo buffo personaggio ci lavoravano schiavizzati calciatori come George Weah o Clarence Seedorf, che la pelle nera la avevano per davvero ma non si sono mai sognati di urlare allo scandalo per una fantomatica trasmissione razzista.

Gli stessi Aldo, Giovanni e Giacomo,  nel goliardico programma comico-sportivo, si cimentavano in personaggi caricaturali rafficuranti bulgari, sardi etc, senza che nessun membro di queste etnie si fosse mai offeso chiedendone la gogna. E cosa dovrebbe dire poi il povero Aldo, che da quando ha cominciato la carriera del comico impersona la caricatura di sé stesso? Anche in questo caso nessuno si è mai ribellato ad un inesistente razzismo contro i meridionali, ma anzi, i concittadini “teroni” di Aldo lo hanno sempre sostenuto divertiti dalle sue battute autoironiche.

Andrea Bonazza

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