Providence01-PortraitRoma, 30 mag – Alan Moore sta al fumetto come Howard Phillips Lovecraft sta alla letteratura horror. Il legame tra questi due giganti, già stretto in passato, è oggi diventato più che mai inestricabile: è finalmente arrivato sul mercato americano il primo numero di Providence, terzo capitolo della trilogia ambientata nella cosmogonia di Lovecraft ad opera del noto fumettista ed occultista britannico.

Edito dalla Avatar Press, Providence sarà una maxi-serie horror in dodici albi e seguirà, come già anticipato, i due precedenti lavori di Moore sul mondo Lovecraftiano – The Courtyard e Neonomicon – entrambi realizzati in collaborazione con Burrows. Secondo quanto anticipato dalla casa editrice, quest’ultimo lavoro si porrebbe come obiettivo quello di “contestualizzare” l’opera del maestro dell’horror all’interno di un quadro accuratamente ricercato della storia americana: Providence infatti – “battezzato” dalla Avatar come prequel e sequel al tempo stesso del precedente Neonomicon – è ambientato nel 1919, ed intende fondere le visioni oniriche di HPL con il contesto storico di intolleranza razziale e sessuale che ha caratterizzato quel periodo sulla costa orientale degli Stati Uniti. È proprio la cittadina del New England ad assumere nel fumetto il ruolo centrale, poiché è lì che Lovecraft sviluppa quel “maelstrom” culturale e di esperienze capace di influenzarne la vita e l’opera tutta. Su quelle stesse basi di razzismo e sessismo che, secondo Moore, rappresenterebbero le fondazioni dell’America Moderna.

Come sottolinea infatti il mastermind di V per Vendetta, “Providence è un tentativo di coniugare la storia personale di Lovecraft con un mosaico delle sue opere letterarie, inserendo l’uomo e i suoi mostri nel contesto di un’America persuasivamente reale durante l’anno chiave del 1919: prima del Proibizionismo e di Weird Tales, prima del Suffragio femminile o del matrimonio con Sonia, prima dello sciopero della Polizia di Boston e di Cthulhu” – ed aggiunge – “È la storia della nascita dell’America moderna, e della nascita del moderno horror Americano”.

Che d’altronde il legame tra lo scrittore ed il “beneamato” New England fosse forte – così come il rapporto con la genealogia e la storia dei Padri Fondatori – è piuttosto risaputo. Diversi studi hanno infatti dimostrato come Lovecraft per i suoi lavori pescasse a piene mani dalla storia del Massachusetts. Per citarne un esempio, la studiosa Itala Vivian – nel suo saggio Caccia alle streghe nell’America puritana (Rizzoli, Milano 1972) – ricostruisce la storia di Thomas Morton, avvocato inglese di dubbia reputazione, che durante la metà del diciassettesimo secolo si fece fondatore di un culto affine ai riti di fertilità precristiana. Ripudiato dai puritani del luogo e rimpatriato a forza in Inghilterra, si vide ribattezzare la propria tenuta, conosciuta fino ad allora col nome di Merry Mount (Monte Gaio), in Mount Dagon – in riferimento al dio dei filistei citato nella Bibbia. Il sito verrà visitato proprio da Lovecraft e si pensa sia quella l’origine del nome della divinità da lui più volte citata.

Che l’influenza sull’autore non fosse soltanto “storico-letteraria” lo possiamo facilmente ipotizzare. Quanto però il contesto abbia invece giocato sull’uomo dietro lo scrittore, sarà divertente scoprirlo con questo fumetto, che dal canto suo viene presentato come “il Watchmen dell’orrore. Tutti pronti a risvegliare i demoni di Providence?

Davide Trovato

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