imagesRoma, 3 gen – Non bastavano le continue umiliazioni in ambito diplomatico, industriale ed economico. Ora anche per quel che riguarda l’arte, l’Italia è vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. A settembre Silvano Viceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, aveva chiesto alla Francia il prestito della famosa “Gioconda” per esibirla a Firenze in una mostra. Dopo ben tre mesi, con la tempistica propria delle risposta che si danno a domande sgradite o ritenute di poco conto, la Franca ha risposto con un secco “no”.

E dire che Viceti era disposto a tutto pur di riportare, seppur temporaneamente, il capolavoro in Italia: “Se nelle prossime settimane non verrà fissato l’appuntamento a Parigi attiverò eclatanti azioni non violente. Non escludo nemmeno l’incatenamento davanti al ministero di Parigi” – aveva dichiarato in ottobre. Qualche giorno fa ha invece reso nota la risposta arrivata dalla Francia per bocca di Vincent Berjot, direttore generale del Patrimonio e longa manus del ministro della Cultura Aurelie Filippetti: “Sensibile al vostro desiderio di favorire l’accesso dei capolavori dell’umanità al più grande numero possibile di persone, mi dispiace tuttavia non poter dar seguito favorevole alla vostra richiesta. Come voi stesso sottolineate, il prestito di quest’opera insigne porrebbe moltissime difficoltà tecniche. Più fondamentalmente, questo quadro è indissolubilmente legato all’immagine e alla reputazione internazionale del museo del Louvre, che ogni anno accoglie più di 8 milioni di visitatori, venuti dalla Francia e dal mondo intero, a cui sarebbe impossibile far accettare l’assenza di quest’opera”.

Insomma, Italia liquidata con una breve missiva perché, ci dicono, la Monna Lisa è un simbolo e la Francia non può privarsene

Ha sicuramente ragione Berjot a dire che la Gioconda è un simbolo. Da oggi, insieme ai marò e alle grandi aziende nazionali spolpate e svendute al miglior offerente, diviene simbolo di un’Italia in stato comatoso e priva di sovranità.

Roberto Guiscardo

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