Bertrand Cantat, torna sulla scena il rocker “socialfemminicida”

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Droit dans le soleil, questo il nome del nuovo singolo di Bertrand Cantat l’ex cantante dei Noir Désir che, a 10 anni dall’omicidio della compagna Marie Trintignant, torna sulla scena musicale. E’ già polemica in Francia, dove radio e giornali lanciano attacchi contro Bertrand e il suo nuovo gruppo, i Détroit, boicottando l’album Horizons, da cui è tratto il singolo, che uscirà il 18 Novembre. Nel 2003 Bertrand Cantat, a seguito di una lite furente, uccise l’attrice e allora sua compagna Marie Trintignant, impegnata su un set a Vilnius.

Nonostante il singolo abbia già mostrato la tendenza riflessiva dell’album e il desiderio di guardare avanti senza dimenticare il passato, nessun accenno è fatto alla morte di Marie, probabilmente per una scelta della casa discografica di non incorrere in beghe giuridiche.

Il rocker francese fu infatti condannato in Lituania per omicidio a otto anni di prigione, trasferitosi in Francia ne scontò quattro e i restanti in libertà vigilata.

La figura di Cantat, legata per anni all’immaginario del rocker ribelle politicamente e culturalmente impegnato, si ammanta nel tempo di note sempre più tragiche, l’omicidio della compagna, il suicidio dell’ex moglie Kristina Rady, tornata a vivere con lui dopo il processo, per cui i genitori di lei lo accusano di violenze.


Molteplici le voci di gruppi femministi e delle associazioni contro la violenza sulle donne che urlano al femminicidio, discordanti i pareri di alcune testate giornalistiche e riviste di musica che difendono l’ennesimo probabile successo musicale del cantante. Se il singolo non manca infatti della qualità e specificità tecnica che contraddistinguono Cantat, dall’altra parte non mancano i dubbi sull’influenza che il suo pubblico reinserimento sociale e mediatico possa creare.

Cantat, prima di essere noto per le tragedie della sua vita, era inneggiato dai suoi fan e da un certo retroterra culturale per l’impegno politico più volte dimostrato; note le manifestazioni di coscienza in difesa degli immigrati, anti-globliste e dai connotati fortemente antifascisti.

Il dubbio manifestato da buona parte dell’opinione pubblica francese è la possibilità che il reinserimento del cantante – in un mondo fonte di emulazione come quello del sistema mediatico – possa influenzare negativamente personalità fragili, adducendo la convinzione di una normalizzazione dell’atto di violenza.

In tempi sempre più pregni di battaglie per una riappropriazione sessista della terminologia e fenomenologia della violenza, la ricomparsa di Cantat e il ricordo di presunte battaglie politiche che non possono riconvalidarne la coscienza, appaiono quanto mai singolari e per qualcuno anacronistiche.

Melania Fiori

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