È stata la nera estate dell’iconoclastia antifascista. Le polemiche Usa e i fatti di Charlottesville hanno lanciato la nuova moda statunitense di prendersela con le statue: dei leader confederati, all’inizio, poi si è passati a quelle di Colombo (ma se ce la si prende con lui, non sarebbe poi coerente lasciare il continente che scoprì?), senza ovviamente tralasciare quella dedicata a Italo Balbo. Curiosamente, per ora sono state risparmiate le effigi di Lincoln e Washington, che pure con lo schiavismo ebbero più di qualche rapporto. Nel frattempo, mentre in Francia scatta la caccia alla toponomastica fascista e al King’s College di Londra vengono tolti i ritratti dei fondatori perché bianchi, in Italia l’accoppiata Fiano-Boldrini vuole ripulire il Paese da accendini e calendari del Duce, magari con l’occasione “depotenziando” i monumenti costruiti sotto il Regime, come sta accadendo già a Bolzano. La cosa non risparmia neanche le città di fondazione, che per essere realmente “defascistizzate” dovrebbero quanto meno essere rase al suolo e che, con la loro stessa esistenza, dimostrano l’inanità di una classe politica che ha saputo produrre solo macerie.

Poiché la cosa era ancora troppo poco folle, Internazionale ospita un delirante intervento in cui sostanzialmente si chiede di cambiare il nome del mese di agosto, perché sarebbe dedicato a un… “dittatore”. In questo contesto, l’incendio del monte Giano che ha colpito la storica scritta “Dvx”, seppur, parrebbe, di origine accidentale, acquista una portata simbolica: è il rogo purificatore che ben rappresenta il clima da caccia alle streghe instaurato dall’intellighenzia antifascista globale. Un esercito di fanatici, con gli occhi iniettati di sangue, deciso a fare tabula rasa del passato. Quando scopriranno che a Pitagora vengono attribuite idee spiccatamente antidemocratiche, decreteranno d’ufficio che nei triangoli rettangoli il quadrato costruito sull’ipotenusa non sia più equivalente all’unione dei quadrati costruiti sui cateti.

C’è qualcosa di maoista, in tutto ciò, non solo nella pretesa che la storia sia una “pagina bianca” in cui scrivere da zero, ma anche nella volontà di processare i propri avi, di mettere le orecchie da asino ai propri genitori, di umiliare la storia e chi l’ha vissuta. Un maoismo libertario e ipercapitalista, colorato di gender e antirazzismo. La sola idea di poter storicizzare il passato, con tutte le sue controversie, anziché processarlo, risulta intollerabile. Ed ecco che quest’epoca miserabile si mette in testa di fare la morale a millenni di storia. Condottieri, eroi, pensatori giudicati da ciccione androgine non depilate uscite dai corsi di studi postcoloniali dei campus americani. È un’epoca davvero difficile…

Adriano Scianca

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