Dopo 40 anni di scavi trovata la tomba del mitico Adone

adoneViterbo 5 nov – Ci sono voluti 40 anni di scavi per l’Università di Perugia, sotto la direzione di Lucio Fiorini, docente di metodologia della ricerca archeologica presso il Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’Università di Perugia, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni archeologici dell’Etruria Meridionale presso il santuario greco di Gravisca, il porto di Tarquinia, ma alla fine è venuto alla luce un monumento unico al mondo: la “tomba di Adone”.

Figura assai controversa della mitologia, Adone è più vicino alla tradizione semitica che a quella romana. Era venerato infatti in Siria e Palestina e il suo culto fu portato in Italia dai Fenici che, in effetti, frequentavano il santuario di Gravisca. Nato da un rapporto incestuoso, quello di Cinira, re di Cipro e sua figlia, Adone era bellissimo ma di una bellezza eccessiva, non dorica. Per questo Afrodite si innamorerà pazzamente di lui, al punto di scontrarsi con Persefone finché Apollo, la pars construens del pantheon greco, non lo farà uccidere, durante una battuta di caccia, da un cinghiale, l’animale che nella cultura indoeuropea simboleggia l’auctoritas spirituale e, nei Purana, rimanda alla forza creatrice che pone fine al caos.

La scoperta resta comunque di una portata eccezionale. Mario Torelli, già docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana presso l’Università di Perugia ed ex direttore degli scavi, spiega: “Il 23 di luglio, giorno della canicola, in una grande piazza, dove si è scoperta la tomba del giovane eroe amato da Afrodite e morto tragicamente, si celebrava questa grande festa annuale, presa a prestito dal mondo fenicio, che simboleggiava il compimento del ciclo agrario annuale: nel corso di tale festa, le donne, soprattutto le prostitute, presenti in gran numero in questo come in tutti i santuari consimili a partire da Naucrati in Egitto, celebravano il “ritorno” di Adone danzando e bevendo per tutta la notte, in attesa che il giovane eroe si accoppiasse con la dea, per poi piangerne ritualmente all’alba la morte”. Prosegue ironicamente Torelli: “Da oltre un secolo non venivano alla luce bronzi di queste dimensioni in Etruria: Fiorini ed io dobbiamo un sacrificio a Demetra e a Fortuna”.

Michael Mocci


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