È morto Manlio Cancogni, l’antifascista che brindava ai bombardieri inglesi

cancogniRoma, 1 set – È morto oggi, a Marina di Pietrasanta, all’età di 99 anni, lo scrittore e giornalista Manlio Cancogni.

Nato a Bologna nel 1916, è stato una firma del Corriere della Sera, La Stampa, Il Popolo, L’Europeo, Botteghe Oscure, L’Espresso, e altri giornali e riviste italiane.

Antifascista, in un’intervista al Corriere della Sera aveva dichiarato la sua antica ostilità al tricolore: «[Il giorno della marcia su Roma] era una bella giornata, nel pomeriggio i fascisti erano stravaccati sui marciapiedi con litri di vino, mentre la gente sventolava le bandiere tricolori. In quella atmosfera patriottica, sentii nascere in me l’irritazione per il tricolore che sarebbe diventata antifascismo».

Il precoce rifiuto del nuovo Regime rimase tuttavia tutto interiore: anziché darsi alla macchia, nel 1938 Cancogni si laureò tranquillamente in Legge nell’università fascista e successivamente in Filosofia. Dette il concorso per l’insegnamento di storia e filosofia nel 1939 e insegnò come incaricato a Roma nell’anno scolastico 1939-1940 al Liceo Virgilio. Vinse poi il concorso nel 1940 e andò ad insegnare a Sarzana (SP). Poi fu richiamato alle armi: combatté nella Campagna di Grecia e poi sul fronte albanese.

Dopo l’8 settembre acquisì maggiore coraggio e a Pietrasanta fonda un CNL locale.

Nel frattempo, nell’estate del 1940, si era ritrovato con alcuni futuri dirigenti del Pci per brindare al successo di Sua Maestà britannica: «C’erano fra gli altri, Carlo Muscetta, Mario Alicata, Mario Socrate, Antonello Trombadori, Guglielmo Petroni, Gabriele Pepe, Marco Cesarini; (…) Gabriele Pepe propose un brindisi all’Inghilterra, poi a Churchill, poi alla Royal Air Force. Brindammo felici ed esultanti» (Manlio Cancogni, Gli scervellati. La seconda guerra mondiale nel racconto di uno di loro, Reggio Emilia 2003, p. 57). L’autore ricorda che egli stesso, in qualità di rappresentante dei socialisti, il 9 settembre 1943 portò in tipografia un manifesto del CLN di Pietrasanta, redatto in inglese, che dava il «saluto agli Alleati» (op. cit., p. 192).


Alla fine della guerra, si conteranno 64mila italiani uccisi dai bombardamenti degli Alleati.

Giuliano Lebelli

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