L'urlo dell'immagineLa Spezia, 22 apr – La xilografia italiana ha un unico vero punto di riferimento nel XX secolo: la rivista L’Eroica, nata a La Spezia nel 1911. Fondatori Ettore Cozzani e Franco Oliva, padre spirituale Gabriele D’Annunzio, capace di incarnare ‘l’eroico’ nell’arte come nella vita.

L’incisione sul legno viene recuperata dall’oblio in cui era caduta in Italia e rilanciata come principale mezzo grafico per rappresentare la realtà, come arte nazionale e moderna. Questo però dopo aver rinserrato le fila dei reduci, dei “fedeli della xilografia, ignoti l’uno all’altro ed al pubblico”. Così nei primi anni di vita L’Eroica non distingue fra stili e scuole, producendo risultati non riferibili ad un unico indirizzo stilistico. Al contrario, la rassegna rifletterà una pluralità di orientamenti, riconducibili però a due correnti principali, l’una di stampo tardo liberty-simbolista e l’altra di matrice espressionista. La prima rappresentata dall’imponente figura di Adolfo De Carolis, la seconda da un gruppo di giovani ribelli capitanati da Emilio Mantelli e Lorenzo Viani.

Queste due componenti si confronteranno e affronteranno fino al 1914, quando L’Eroica sarà pronta per lasciare il bozzolo liberty e volare via con ali espressioniste. Da questo momento il rapporto con la tavola di legno ‘torna alle origini’, si impregna di un primitivismo non esotico, ma autenticamente italico, recuperando forme e deformazioni medievali.
Cadono gli orpelli e le rifiniture del segno: il tratto s’ingrossa e diventa violento come il mare che Mantelli e Viani conoscono bene. La tavola di legno viene aggredita ma accettata e amata per quello che è, senza confonderla con la tela, senza cercare effetti producibili con altre tecniche. La voce del legno non produce rappresentazioni, ma interpretazioni. La scabrosità e l’asprezza di segno proprie della xilografia risultano essere così il veicolo adatto per esprimere il linguaggio ‘brutale’ elaborato dalla generazione più giovane.
Cadono quelle che venivano viste come imitazioni di acquerelli e incisioni, i segni graziosi e soavi, il liberty michelangiolesco e accademico di De Carolis. Le figure vengono scarnificate, bruciate vive e impresse in figure nervose abbozzate sommariamente. Le membra si fanno più pesanti, come premute a terra da un rullo compressore, dalla forza di gravità dell’inizio del nuovo secolo che schiaccia la materia per liberarne l’anima.
Solo poche importanti e parziali eccezioni vengono infornate nella grande fucina aperta da L’Eroica, come le deformazioni di Arturo Martini, Adolfo Wildt, Felice Casorati.

Mantelli reticolatiOltre allo stile, anche le tematiche cambiano: non più temi aulici, ma dati mondani. L’arte si getta in una lotta a terra con la realtà, e la xilografia si rivela essere lo strumento ideale per raffigurare le fondamenta scure della società. La periferia urbana viene visitata, vissuta e rappresentata nei suoi contrasti, anche da Umberto Boccioni e Luigi Russolo, che delineano il perimetro nero su cui ergere in seguito la pirotecnica “città che sale”. I futuristi infatti sentono il richiamo primigenio ma non passatista dell’espressionismo, come tappa del percorso per rompere il clima stagnante della cultura ufficiale, che concluderanno con altri colori.
Ma allora la matrice di legno rispecchiava i concetti negativi, antiborghesi e antisociali, il segno nero che irrompe sulla pagina bianca della storia senza gradazioni e sfumature, ma come fanteria in uno scontro manicheo.
E dopo gli umili e la classe lavoratrice, saranno proprio i protagonisti della Grande guerra a riempire gli incubi lignei degli espressionisti. L’Eroica si schiera ardentemente sul fronte interventista, seguendo il suo nume tutelare D’Annunzio dai cieli poetici alle trincee belliche e vedendo nel conflitto il motore per rinnovare la cultura italiana. Il gruppo pagherà il proprio tributo di sangue con Mantelli, arruolatosi volontario, che prima di morire renderà il suo potente reportage di guerra incidendo su tavole da baraccamento “con il trincetto del calzolaio di campagna” o altro materiale di fortuna.
Dopo la guerra la rivista, o meglio l’ampio progetto de L’Eroica, prenderà la strada di Milano e inizierà un’altra storia.

MantelliSono invece le opere del periodo spezzino e dell’evoluzione espressionista della rivista ad essere esposte nella mostra “L’urlo dell’immagine”, alla Palazzina delle Arti di La Spezia fino al 13 luglio, e poi alla Gamc di Viareggio, con un assist lungo fascia (costiera) da Mantelli a Viani. Viene proposta scientemente un’arte ‘a km 0’, che parla nella stessa realtà in cui è nata, con lo stesso linguaggio dello spettatore. Vieni così illuminato uno dei fuochi di quella produzione policentrica che caratterizza l’arte in Italia. Compreso l’ombroso espressionismo.

Simone Pellico

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